Coronavirus, il 'modello Veneto' prevede tamponi a tappeto
Coronavirus, il 'modello Veneto' prevede tamponi a tappeto

Roma, 22 marzo 2020 -  Lui lo chiama ‘il metodo Veneto’. E a ragione, perché quella voluta dal governatore Luca Zaia è la strategia più aggressiva ("Questa è una guerra non convenzionale, siamo in una giungla e dobbiamo aprirci la strada con il machete" disse quattro giorni fa a Radio 24) contro il Coronavirus. Che ricalca in parte quella della Corea del Sud, basata su tamponi a tutti i sintomatici e ai loro contatti, sul tracciamento dei focolai e su chiusura estesa di negozi e attività commerciali. Possibilmente anche di quelle industriali.
 

"Se il Veneto in questo momento vive l’emergenza del Coronavirus con numeri non simili a quelli di altri, pur avendo avuto uno dei due focolari iniziali – diceva ieri Zaia – lo si deve anche al grande impegno dei veneti, alla conformazione del territorio, al fatto che non vi sono dei conglomerati metropolitani, che vi è una sanità molto capillare e molto presente, che sono stati fatti molti tamponi".

Già, i tamponi. "L’esperienza insegna – ricorda Zaia – che ogni asintomatico positivo contagia 10 persone: la caccia all’asintomatico positivo è quindi fondamentale. Bisogna identificare i nuovi contagiati che non sanno di esserlo e magari metterli in isolamento. Fare terra bruciata attorno al virus".
 

"Ad oggi – prosegue il governatore – abbiamo già fatto 53mila tamponi e continueremo su questa strada. La Regione è partita intanto con i tamponi sulle categorie più a rischio, i 54mila dipendenti del sistema sanitario e i 3.150 medici di base. Poi si andrà a caccia di chi è già positivo, ma non lo sa. E lo faremo con risorse nostre.

Il progetto del professor Andrea Crisanti dell’Università di Padova è un progetto che lavora per centri concentrici: se troviamo un positivo andiamo a fare tamponi a tutto il condominio, così da individuare eventuali nuovi contagiati che magari non sanno di esserlo e ovviamente li mettiamo in isolamento". Suona logico.
 

Del resto, ripete Zaia, serve essere proattivi perché "le proiezioni che abbiamo sono preoccupanti". Lui vorrebbe anche la chiusura delle attività produttive. "E la chiusura totale come avvenuto a Wuhan – osserva ieri – vuol dire chiusura totale, anche delle aziende, a parte quelle strategiche come l’alimentare, logistica o farmaceutica. D’altra parte già oggi molte aziende hanno chiuso autonomamente e altre chiuderanno nei prossimi giorni". "Mi auguro che il governo si decida finalmente in questa direzione – ha aggiunto ieri – e che ne discuta con le Regioni prima del rinnovo del decreto che scade il 25 marzo".
 

Nonostante l’ordinanza del ministro Speranza limiti l’attività all’aria aperta, Zaia non intende ritirare quella più restrittiva del Veneto. "Per me – ha ribadito – resta valida fino al 3 aprile se un nuovo decreto non la farà diventare inutile. Non si potrà uscire di casa se non per validi motivi e si potrà uscire di casa per fare una passeggiata a 200 metri dalla propria abitazione. E nella mia ordinanza ho chiuso anche gli alimentari per domenica. Domani (oggi per chi legge . NDR) restano aperte solo le farmacie, le parafarmacie e le edicole".

"Stiamo studiando anche un sistema non coercitivo – aggiunge – per evitare che ci siano un via vai continuo di persone nei negozi per capire se c’è qualcuno che passa spesso attraverso le casse o se ci va una volta sola". Per limitare i numeri e così i contagi.
 

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