Coronavirus, i dati del Veneto del 22 ottobre
Coronavirus, i dati del Veneto del 22 ottobre

Venezia, 22 Ottobre 2020 - Un altro significativo balzo in avanti dei positivi al Covid in Veneto, che da ieri registra 1.325 positivi in più individuati su 14.440 tamponi (9,1%). La regione sfiora adesso la soglia psicologica dei 40mila infetti: sono ad oggi 39.590. Ci sono anche 19 morti in più, per un dato complessivo di 2.301 vittime, tra ospedali e case di riposo, dall'inizio dell'epidemia. Lo riferisce il bollettino della Regione.

Aggiornamento Il bollettino Covid del 23 ottobre

I ricoverati in Veneto sono 590 (-64) di cui 495 positivi (-64), di cui 439 in area non critica (-61) e 56 in terapia intensiva (-3), e 95 negativizzati (dato stabile), di cui 85 in area non critica (-3) e 10 in terapia intensiva (+3).

"Entro lunedì - ha dichiarato il Governatore Luca Zaia - farò un’ordinanza con maggiori restrizioni che non prevedrà il lockdown ne sarà preclusiva alle attività, ma riguarderanno assembramenti e cose analoghe. C’è tensione negli ospedali, ma la crescita nelle terapie intensive è lenta. Crescono i contagi in Veneto: bisogna evitare che si vada incontro al collasso della sanità regionale".

"Pensare di fermare i passaggi tra regioni vuol dire fare il lockdown. Meglio la mascherina per i cittadini, anzichè pensare ai confini delle regioni o ai mini-lockdown per mettersi il cuore in pace", ha detto  Zaia. "Se fermo i passaggi tra regioni devo bloccare tutto, decidere che la mia comunità è la più sana delle altre, mettere una campana di vetro - ha argomentato Zaia - Come posso accettare che mi arrivi un cittadino da Francia o Germania e mettere una barriera sulla Lombardia o sulla Campania ?. È un fatto psicologico, ma è limitativo da un punto di vista epidemiologico". 

Il Presidente della Regione ha inoltre affermato: "Abbiamo perso circa 200 medici in 10 anni. Il tema dei medici è il vero tema: mancano i medici, 56mila in Italia 1.300 circa in Veneto. Abbiamo stanziato borse di studio ma c'è un imbuto nella formazione e un inserimento farraginoso in ospedale rispetto ai colleghi del resto d'Europa. Resto dell'idea che i medici una volta laureati devono entrare in corsia, non sono contro le specialità, ma vanno messi in condizione di lavorare. Stiamo assumendo infermieri ma sono spesso persone che passano dalle Rsa o strutture private. Rispetto ai medici chiederemo che si formalizzi la possibilità di fare corsi brevi per intensivisti perché abbiamo le intensive ma non il personale. Oggi è di fondamentale importanza mettere a punto dei protocolli di cura efficienti per la terapia domiciliare nei primi giorni di malattia perché è quello che ci evita l'ospedalizzazione":
 

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Intanto il Veneto, criticato per la mancata implementazione dei dati su Immuni, annuncia che chiederà al Governo di poter adottare una propria app per la bio-sorveglianza dei soggetti positivi. Un'applicazione pronta da giugno: "non l'abbiamo mandata avanti - ha detto Zaia - perché, se la facevamo uscire nel giorno in cui si doveva scaricare l'app Immuni sarebbero sorte critiche".

Il dispositivo made in Veneto "non c'entra nulla con Immuni, non geolocalizza". "Un positivo si iscrive, scarica l'app e ogni giorno, per altri 10 - ha spiegato Zaia - preme il bottone verde. Così so di stare tranquillo, e potrò
occuparmi degli anziani, che non hanno l'applicazione, dei malati veri".