L’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini
L’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini

Ancona, 25 ottobre 2020 - La seconda fase dell’emergenza Covid si combatte tutta sul territorio: la guerra si è spostata dal fronte ospedaliero, dove comunque le terapie intensive non sono ancora sufficienti, e malgrado da un lato ci si sforzi di recuperare in fretta i posti letto mancanti, d’altro canto l’obiettivo è non doverli mai utilizzare. Aumentando i test, recuperando i vaccini antinfluenzali e dando al territorio, in primis ai medici di famiglia, un ruolo di primo piano. Ne parliamo con l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini.

Per approfondire: Il bollettino nelle Marche: contagi raddoppiati - I numeri in Italia - Le Regioni 'correggono' il Dpcm

Assessore, quali saranno le prossime mosse?
"Domani (oggi, ndr) incontrerò tutti i direttori delle aziende e dell’Asur per fare il punto della situazione. Siamo consapevoli che questa è una situazione nella quale ci troveremo probabilmente fino ad aprile".

I numeri sono preoccupanti.
"L’epidemia è estesa, una moltiplicazione che va ricollegata anche all’apertura delle scuole e all’effetto movida".

Qual è la strategia sanitaria?
"Il nostro obiettivo è rafforzare la sanità territoriale ed evitare per quanto possibile le ospedalizzazioni. Dobbiamo tenere sotto controllo le terapie intensive, aspetto su cui al momento siamo carenti. A livello di posti letto per abitanti, peggio di noi fanno solo Calabria e Campania".

Cosa state facendo per aumentare i posti letto in terapia intensiva?
"Da domani (oggi, ndr) il Covid hospital aprirà un secondo modulo da 14 posti letto di terapia intensiva che vanno ad aggiungersi ai 14 di semintensiva. A Civitanova peraltro abbiamo anche una Tac all’avanguardia".

Negli ospedali però si è ancora molto indietro.
"Prima del Covid nelle Marche avevamo 112 posti letto di terapia intensiva. Secondo il Dpcm dovevano esserne realizzati altri 105, ma di questi ne sono stati attivati solo 14 a Fermo e 10 a Marche Nord a partire da novembre (su 41 previsti). Siamo in sofferenza, non c’è dubbio. Andavano fatte delle gare, bisognava muoversi per tempo".

Però non è stato fatto.
"No, e non è stato l’unico problema".

C’è anche quello dei vaccini antinfluenzali. Le dosi scarseggiano, eppure la Regione li raccomanda.
"Il fabbisogno è di 800mila vaccini, ne erano stati ordinati 420mila e ne sono arrivati 300mila. Ne ho ordinati altrettanti, ma arriveranno? Ho fatto fare un bando veloce dell’Asur ma la gara è andata deserta. Noi insistiamo".

E poi c’è il problema dell’accertamento della positività. Le Asur sono già in affanno.
"Lunedì incontrerò i farmacisti e i medici di famiglia. L’idea è estendere anche a loro la possibilità di somministrare i test antigenici rapidi. Sono test che utilizzano stick in bocca e naso, e in 15 minuti danno una risposta: se si riscontra la positività si fa l’accertamento di laboratorio, il tampone molecolare che entro 7/8 ore dà un esito sicuro".

Sono attendibili?
"Sì, e comunque servono come primo screening. Ci sono anche i test salivari, meno invasivi e utili ad esempio per i bambini. Ma hanno una percentuale di affidabilità inferiore. In Emilia Romagna invece fanno i test sierologici, che però ti dicono se l’hai avuto, il Covid, non se ce l’hai".

Ma chi li farà questi test antigenici rapidi?
"Io ne ho ordinati 5mila al giorno. Al momento il nostro sistema è in grado di somministrarne sui 2mila, 2.200. Per questo mi servono più soggetti in grado di praticare questi esami. Da qui nasce l’accordo con i medici di famiglia e i farmacisti".

Ma i medici sono d’accordo?
"Sì l’accordo c’è, poi bisognerà valutare gli aspetti economici e pratici. Inoltre chiederò è un aumento delle Usca, le squadre speciali a domicilio, composte da un medico di famiglia e un infermiere. Ho anche fatto acquistare 25 nuovi scanner per fare i raggi direttamente a casa".

Ai medici di famiglia è chiesto un ruolo di primo piano.
"Sì, perché ripeto, bisogna limitare al massimo l’ospedalizzazione, intercettare i casi prima, cercare di evitare che si arrivi alle terapie intensive perché, poi, il problema non lo risolvi. Ora siamo in grado di curare tutti, ma dobbiamo tenere sotto controllo la situazione. Un’altra cosa che faremo con i medici di famiglia è dar loro la possibilità di usare gli stessi protocolli terapeutici ospedalieri. E poi spingeremo sulle terapie al plasma, che al momento si fanno in via sperimentale a Pesaro, ma non dappertutto. Infine ho chiesto al governo di mandare i medici militari".

Avete fissato una soglia di contagi oltre la quale adottare misure più drastiche?
"Abbiamo certamente delle proiezioni su cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane. Ma sono questioni che vanno vagliate col bilancino. Di sicuro la prima regola che dovremo seguire è isolare e tutelare le persone fragili".