Il rettore dell’Università di Ferrara Giorgio Zauli (Foto Businesspress)
Il rettore dell’Università di Ferrara Giorgio Zauli (Foto Businesspress)

Ferrara, 30 settembre 2020 - La questione legata all’apertura del corso di laurea in Medicina e Chirurgia a Cotignola da parte di Unife finisce davanti al Tar del Lazio. Avevamo dato conto, su queste colonne, dell’intendimento del rettore Giorgio Zauli di richiedere l’intervento del tribunale amministrativo romano in questa vicenda.

Il paradosso però è che, generalmente, si procede a un ricorso per una decisione presa nella quale si intravedono punti di illegittimità o di penalizzazione. In questo caso invece, Unife ha fatto ricorso per una scelta non presa. Che comunque, ben inteso, va a detrimento dell’ateneo ma soprattutto come più volte ribadito dallo stesso numero uno dell’Università, "per dare risposte ai ragazzi che hanno scelto Cotignola come prima sede per affrontare il corso di studi".

Da questo punto di vista, corre l’obbligo di ricordare che in ballo non c’è solamente il futuro accademico di 27 ragazzi e quindi altrettante famiglie, bensì di tutti coloro che hanno scelto la sede del Maria Cecilia Hospital anche come seconda o terza destinazione di studio. Tutto dipenderà dalle graduatorie nazionali e dai risultati ottenuti dai ragazzi nell’ambito del test di ammissione.

Ma torniamo al ricorso. La decisione maturata dall’ateneo nasce a causa "del continuo rimpallo di responsabilità", dice Zauli, tra Regione, Anvur e Ministero. L’indecisione e tale e tanta che, ad oggi, la sede di Cotignola, le famiglie e i ragazzi unitamente all’investimento di alcuni milioni di euro previsto per il polo didattico, giacciono in un limbo. Infatti, sul sito del ministero dell’Università e della Ricerca, la sede di Medicina in Romagna risulta ancora "in fase di accreditamento".

Quindi, ferma rimanendo l’intenzione del rettore di estendere la sede anche a Cotignola, avvalendosi tra l’altro di partner importanti come l’ospedale San Pier Damiano di Faenza, l’ateneo nel ricorso al tribunale amministrativo del Lazio, ha coinvolto sia l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca che la Regione Emilia Romagna. Parallelamente, nelle intenzioni di Zauli, ci sarebbe l’idea di procedere ad un provvedimento cautelare per uscire dall’impasse e accreditare la sede romagnola.

La controindicazione nel percorrere questa seconda via però sarebbe quella di "mettere in difficoltà i ragazzi" perché di fatto si andrebbe ad incidere "sull’intera graduatoria nazionale, con la concreta probabilità di inceppare il meccanismo". Il ricorso al Tar presentato da parte di Unife, benché legittimo, rischia di allungare i tempi. Certo, questo non per colpa di Zauli che anzi, da subito, ha anteposto gli interessi e le scelte dei ragazzi.

"La situazione nella quale ci troviamo è paradossale, oltre che inaccettabile – commenta il rettore –. Penso davvero che si stia rischiano di perdere un’occasione importante non solo per l’ateneo in quanto tale, ma per due territori. Sia quello di Ferrara che quello romagnolo".

Oltre a lasciare in sospeso "la possibilità per tante imprese di lavorare nell’indotto universitario, oltre che per la realizzazione del nuovo polo accademico previsto nel piano di espansione delle strutture".