Bulli
Bulli

Ferrara, 11 aprile 2018 -  Da quando suo figlio è nel mirino dei bulli?

«Non si tratta di bulli. Stiamo parlando di veri e propri criminali».

Come sta suo figlio?

«È terrorizzato. Non dorme la notte e il suo rendimento scolastico è precipitato. Vive con la paura di quei soggetti».

Partiamo dal principio. Come è cominciato tutto?

«A marzo mio figlio, 13 anni, alunno di scuola media, è stato rapinato da un ragazzo di qualche anno più grande. Era armato di coltello. Gli ha preso il telefono e poi gli ha chiesto soldi per riaverlo indietro».

Voi avete sporto denuncia? I presunti responsabili sono stati indagati dai carabinieri.

«Certo. Io voglio sempre agire con gli strumenti della legalità. Ma da lì è cominciata l’odissea».

Cioè?

«Una serie di minacce. Prima gli è stato detto che se non avrebbe ritirato la denuncia lo avrebbero ammazzato di botte. L’ultima, per la quale non abbiamo ancora sporto querela è, se possibile, ancora più preoccupante».

Cosa gli hanno detto?

«Per interposta persona gli hanno fatto sapere che il suo aggressore ha scoperto dove abita. Se necessario, sarebbe andato a cercarlo anche a casa. E sarebbe pronto a picchiarlo anche davanti alle forze dell’ordine».

Quante denunce avete sporto?

«Finora cinque querele».

Come genitori come vi state muovendo, al di là dell’attività giudiziaria?

«Dobbiamo scortare nostro figlio in ogni momento della giornata. Lo accompagniamo a scuola e lo andiamo a prendere. Lo portiamo ovunque. Ma così non è vita. Ormai lui non esce più».

Perché?

«Gli è stato sconsigliato di frequentare i luoghi in cui si riuniscono i suoi aggressori. Quindi piazza Trento Trieste, piazza Ariostea, il parco Massari e, ora, le giostre di San Giorgio».

Sapete con esattezza chi sono questi bulli?

«Si tratta di tre ragazzi, tutti di origine straniera. Uno di loro è quello che ha materialmente rapinato mio figlio. Fanno parte di quella che gli adolescenti chiamano la compagnia del ‘sotto Mac’ (il riferimento è al Mc Donald’s di piazza Trento Trieste, ndr)».

Sono a scuola con suo figlio?

«No. Ma tutto è partito da lì. Pare che a scuola ci sia un ragazzo che fa da basista. Individua le vittime più appetibili tra gli alunni e le indica agli altri».

Docenti e dirigenti sono intervenuti?

«Sì, e per questo devo ringraziarli. Ci siamo confrontati con loro e hanno subito preso in mano la situazione, intervenendo sull’alunno ed evitando il ripetersi di certi episodi».

Ora cosa vi aspettate?

«Vogliamo essere tutelati. Sappiamo che è successo anche ad altri. Vogliamo che cose del genere non accadano più».