Dario Franceschini sarà il candidato del Pd al Collegio uninominale

Ferrara, 21 gennaio 2018 - Franceschini entra in Collegio. Tecnicamente, per le Politiche del 4 marzo, ma in qualche modo come promessa di impegno e di attitudine.

Si candida a Ferrara, dunque. Logico, forse persino scontato.

«Poteva non esserlo: da ministro dei Beni Culturali avevo ricevuto altre proposte e suggestioni. Ma ho accolto volentieri, da una parte, l’invito della direzione nazionale ai ministri, di candidarsi in collegi che dovranno essere conquistati voto per voto; e dall’altra, il sostegno, che ringrazio, della direzione provinciale, dei sindaci, dei dirigenti locali».

Nel ciclismo, quando si parla di ‘enfant du pays’, si pensa a un corridore che sulle strade di casa gode di un’aura di simpatia. Sarà il suo caso?

«Simpatia o meno, con la nuova legge elettorale per ottenere la vittoria del collegio bisogna battersi punto a punto. La difficoltà di questa tornata, per il Pd, non è un mistero; perciò, restando al ciclismo, so di dover correre pancia a terra».

Lo scenario prospetta a lei, e al Pd, avversari ostici.

«Ancora non ne conosciamo nomi e volti, ma il profilo della sfida è chiaro. C’è il centrodestra, un tempo era guidato da moderati, che adesso somma populismo e destra schietta: e mi chiedo come potrà il ceto medio ferrarese votare per Salvini».

E i Cinquestelle?

«Nel Pd c’è una classe dirigente che, da Gentiloni a Tagliani, sa governare. Dall’altra parte cosa vedo? Urla, grida, strepiti. I problemi, così, non si risolvono».

Perciò dalla sua candidatura, e da un’eventuale elezione, cosa ci si deve attendere?

«La volontà di mettere a frutto l’esperienza di questi anni al Parlamento e al governo per il bene del mio territorio, di cui conosco e amo ogni metro, ogni pietra».

Una dichiarazione romantica, ma entriamo nel pratico. Quali sono, per lei, le priorità?

«Tre le ho ben chiare. Innanzitutto la sicurezza: non significa solo Gad, ma tutto il territorio. Servono più agenti di polizia, più carabinieri, non solo la presenza che forse potrà essere potenziata dei militari dell’Esercito. Occorre rafforzare il contrasto all’illegalità, anche quella legata ai flussi migratori. Non significa arretrare di un passo dall’accoglienza e dalla solidarietà».

Le altre?

«Il risparmio, e sa a cosa mi riferisco. Abbiamo approvato il Fondo di Solidarietà per i risparmiatori, ma è solo il primo passo. Va sostanziato, ampliato, strutturato. Poi terzo aspetto, non meno rilevante, il lavoro. Ovvio che io pensi, per la mia esperienza, alla cultura e al turismo: le cito l’emendamento appena approvato sul Parco del Delta unico, o il piano per le ‘aree interne’ già finanziato dalla Regione».

Il programma l’ha già abbozzato. Ha anche uno slogan?

«Ho pensato a ‘Prima Ferrara’: corrisponde a quello che ho in mente per questa legislatura».

Una battuta: evoca l’America first di Donald Trump, e persino un po’ di Salvini.

«Lei è malizioso, in realtà incarna lo spirito della nuova legge elettorale, che incardina l’eletto al suo territorio. Per me Ferrara viene, e verrà, prima di ogni altra cosa. E può essere prima in tanti settori. L’ho convinta?».

Non deve convincere me, ma gli elettori. Compresi quelli di Liberi e Uguali. Che direbbe a ex colleghi di partito, e non solo, che ora sostengono Grasso?

«Credo mi vada dato atto di aver provato a evitare lacerazioni. Ma ora dico che ogni voto tolto al Partito Democratico, favorirà la destra o i grillini, perché nel Collegio viene eletto chi prende un solo voto in più degli altri. Non è polemica, è aritmetica».

La sento già calato nel clima della campagna elettorale. Certo che partire dalla duplice esperienza di governo può essere un vantaggio.

«Non la vivo così, mi interessa non tanto rivendicare le cose fatte, e penso magari a caso alla questione Esercito in Gad, ma alla volontà di ascoltare, Comune per Comune, i problemi del territorio. Poi, chiunque governerà il Paese, impegnarmi per risolvere le criticità di Ferrara».

Chiunque chiunque?

«Beh, è chiaro che spero che vinca il Pd».