Orto e laboratori: "Ai detenuti bisogna dare una seconda possibilità"

Recente sopralluogo del garante Cavalieri all’istituto penitenziario della Rocca

Orto e laboratori: "Ai detenuti bisogna dare una seconda possibilità"

Orto e laboratori: "Ai detenuti bisogna dare una seconda possibilità"

Centosessanta detenuti, di cui 20 donne, tre laboratori, gestiti dalla società ’Techne’ e cioè il ’Cartiera Manolibera’, per la produzione di carta artigianale, ’Altremani’, dedicato all’assemblaggio, e quello di apparecchiature elettriche ed elettroniche, che è esterno, con detenuti in articolo 21, che sono autorizzati ad uscire dal carcere. Inoltre, laboratori creativi, come quello a cura del ’Coordinamento Teatro carcere’, di Sabrina Spazzoli. E diverse attività formative gestite dalla società San Vincenzo de’ Paoli, come la realizzazione di un orto, il laboratorio di cucito e quello di cucina. Questi alcuni tratti che disegnano i contorni del ’modello Forlì’, realizzato nella Casa Circondariale che si trova al centro della città e che, nonostante il perdurare di molte criticità, prime fra tutte quelle legate all’inadeguatezza strutturale, si conferma una delle realtà carcerarie meglio equipaggiate del territorio regionale. Ed è questo il quadro che il garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri (nella foto), nell’ambito del progetto ’Conoscere il carcere per progettare il volontariato’ ha potuto constatare nella sua recente visita alla struttura. "Il progetto delle visite negli istituti penitenziari, iniziato lo scorso anno nella Casa di reclusione di Castelfranco Emilia - ha spiegato Cavalieri -, è finalizzato a toccare con mano la realtà di ogni istituto, grazie all’ascolto diretto dei vertici della direzione penitenziaria. Questo per consentire confronto, scambio di idee e creazione di nuove reti tra realtà territoriali molto diverse".

Ed è proprio grazie al contributo del volontariato che molte delle attività presenti nella struttura sono rese possibili, come ha evidenziato la direttrice della struttura, Carmela De Lorenzo che sottolinea quanto sia necessario "ampliare il numero delle attività, sia per tenere le persone impegnate, sia per le esigenze organizzative di un carcere di media sicurezza".

"La logica - continua la direttrice - è che a tutti deve essere data una seconda possibilità, creando, tramite il supporto di operatori esperti, percorsi di consapevolezza a partire dal proprio passato". Sulle attività di lavoro presenti nella struttura, interviene Lia Benvenuti, direttrice generale di Techne. "L’obiettivo che ci siamo posti fin dall’inizio e cioè venti anni fa è fornire competenze lavorative, creando produttività dentro al carcere, facendo lavorare i detenuti al suo interno". "I nostri laboratori - conclude Benvenuti - hanno permesso alle persone di trovare lavoro fuori".

Secondo Luigi Dall’Ara, della San Vincenzo de’ Paoli "il carcere è un luogo di emergenza e disperazione. Per questo offriamo attività che mirano alla relazione con la persona detenuta". E sul ruolo di un’attività come quella teatrale "il suo punto di forza - osserva Sabrina Spazzoli - oltre al valore artistico di ciò che, in oltre venti anni, abbiamo portato in scena, sta nel fatto di favorire il senso del rispetto delle regole".

Paola Mauti