Imola, 16 aprile 2018 - Appoggiata  su una sedia con la testa china dalla stanchezza e ai piedi i borsoni contenenti ogni cosa. È una degli ‘ultimi’ che frequentano l’ospedale di Imola, una donna di 50 anni, appartenente al gruppo di tre clochard, che ogni notte viene avvistata vicino alle macchinette del caffè, dove si pagano i ticket e a tre metri da ambulatori e studi medici. Un fenomeno appunto che si ripete di continuo quando, la sera, i tre entrano ‘appropriandosi’ di piccoli spazi, cercando di sparpagliarsi per dar meno all’occhio.

Diverse le chiamate pervenute alle forze dell’ordine su segnalazione di pazienti, infermieri e anche da parte delle portineria, ma, non trasgredendo alcuna legge, i tre, dopo essere stati redarguiti, ritornano puntualmente intorno alle 21,30. A denunciare il fatto è un parente di un paziente che in questi giorni è ricoverato nella struttura: "E’ una situazione di vero e proprio degrado che non si limita solo al fatto che i clochard bivaccano – spiega –. La notte, tra le sedie, oltre a dormire queste persone disagiate urinano e utilizzano la zona macchinette come se fosse una toilette. Quell’area diventa inavvicinabile, l’odore nauseabondo tiene alla larga chiunque. Non si può permettere una situazione del genere in ospedale".

Rincara la dose un’operatrice che vuole restare anonima: «L’ospedale, da luogo di cura e di degenza, si è così dunque trasformato anche in una sorta di dormitorio. In molti hanno effettuato le segnalazioni e la polizia è intervenuta già in diverse occasioni, ma ha le mani legate». Al mattino quindi, è facile che i malati o coloro che devono sottoporsi ad esami, si incontrino con alcuni clochard che ancora non si sono svegliati trovando anche rimasugli di cibo e bivacchi notturni tra i corridoi e le varie sedie poste nelle sale di attesa.

"Succede quasi tutte le notti – racconta una paziente –. In un mese capiterà una o due volte che i clochard non si presentino. Soprattutto la situazione della donna di 50 anni è davvero triste: è ancora giovane ma pare non avere affetti e un tetto sulla testa. Purtroppo questa signora emana un odore fortissimo, impossibile avvicinarsi. Non è un odore di chi fa uso di alcolici, ma di mancanza assoluta di igiene. Bisogna aiutarla non lasciarla così al suo destino". Un’altra signora racconta: "Di solito utilizzano le sedie per dormire. Non è però nemmeno mancato chi si è disteso sul corridoio coprendosi poi con una coperta trasformando il pavimento in un letto".

L’Ausl può fare ben poco: queste persone non infrangono nessuna regola se non quella del decoro, e una volta allontanati ritornano, come se nulla fosse, ai loro ‘giacigli’ di fortuna all’interno del nosocomio. «Così però non si può andare avanti. Questo non è un dormitorio», sbotta un’operatrice socio sanitaria.

L'Azienda sanitaria, ad ogni modo, conferma il problema, parlando però di due soli senzatetto e annuncia che sono già in corso interventi per porre fine alla situazione di degrado.