Andrea Rocchelli (Ansa)
Andrea Rocchelli (Ansa)

Tolentino (Macerata), 2 luglio 2017 - In Ucraina è quasi un eroe. In Italia è stato arrestato per l’omicidio di Andy Rocchelli, il fotoreporter di Pavia ucciso il 24 maggio 2014 mentre era sul fronte ucraino a testimoniare la guerra civile. Vitaliy Markiv, 28enne nato in Ucraina, era arrivato in Italia da ragazzino, nel 2002, insieme alla sorella, per raggiungere la madre, a Tolentino.

La donna, sposando un italiano, aveva acquisito la cittadinanza italiana e così anche il figlio, al compimento dei 18 anni, ha ottenuto la doppia cittadinanza. Per questo è potuto scattare l’arresto, perché cittadino italiano ritenuto responsabile di un reato anche se commesso all’estero.

Alla fine del 2013 era infatti rientrato in patria, prendendo parte agli scontri in piazza Maidan a Kiev e arruolandosi poi nei Battaglioni di volontari inseriti nella Guardia Nazionale, alle dipendenze del ministero dell’Interno ucraino. Gruppi paramilitari ai quali sono affidati compiti di difesa del territorio, contro i separatisti filo-russi.

Il giovane in pochi mesi si è conquistato un grado di sottufficiale ed è arrivato ad acquisire sul campo un ruolo di comando. In base all’esito delle indagini compiute dai carabinieri dei Ros nell’inchiesta aperta dalla Procura di Pavia, era proprio lui a comandare la milizia che aveva il controllo della collina dalla quale sono partiti i colpi prima di mitra e poi di mortaio che hanno ucciso Andrea Rocchelli e l’interprete russo Andrej Mironov, ferendo il fotoreporter francese Willian Roguelon.

I dettagli dell’inchiesta sono stati forniti ieri in Procura a Pavia dal procuratore aggiunto Mario Venditti, dal sostituto procuratore Andrea Zanoncelli e dal comandante dei Ros di Milano, colonnello Paolo Storoni, alla presenza dei genitori di Andy, Elisa Signori e Rino Rocchelli, accompagnati dall’avvocato Alessandra Ballerini. Il procuratore ha ricordato la prima fase dell’inchiesta, che sembrava indirizzata verso l’archiviazione per le «risposte insignificanti» fornite a seguito delle rogatorie internazionali.

La svolta, attribuita al coinvolgimento dell’agenzia europea Eurojust, è arrivata grazie alla testimonianza diretta dei fatti fornita dall’unico sopravvissuto, il fotoreporter francese. La sua deposizione, insieme ai riscontri ottenuti dalle foto e dai video scattate e registrati ancora durante l’attacco, hanno portato a individuare il punto dal quale sono partiti i circa 30 colpi di mortaio. Un attacco «per uccidere» i 3 giornalisti arrivati sul posti in taxi, ovviamente disarmati, che dopo i primi colpi di mitra avevano cercato riparo in un avvallamento.

L’uomo a capo della milizia è stato individuato grazie anche a colleghi giornalisti che stavano seguendo lo stesso conflitto, per i quali era un ‘contatto’ conoscendo bene la lingua italiana. Era rimasto in Ucraina fino a venerdì, quandoè atterrato all’aeroporto di Bologna dove ha trovato i carabinieri ad aspettarlo con l’ordinanza di custodia cautelare. Non ha opposto resistenza ed è rimasto in silenzio. E’ stato portato nel carcere di Pavia, a disposizione dell’autorità giudiziaria.