Fabrizio Giustozzi ha ottenuto il maxi risarcimento per la donna operata all’ospedale di Macerata
Fabrizio Giustozzi ha ottenuto il maxi risarcimento per la donna operata all’ospedale di Macerata

Macerata, 18 novembre 2017 - Un intervento troppo aggressivo per una displasia alla cervice uterina, dopo il quale aveva avuto una forte emorragia, aveva dovuto subire un’altra operazione e si era ritrovata comunque con delle conseguenze permanenti pesanti. Per questo l’Asur dovrà risarcire con poco meno di 140mila euro una maceratese.

Alla donna, di 56 anni, era stata diagnosticata una displasia moderata alla cervice, per la quale, su indicazione della dottoressa Maddalena Vichi, il 22 maggio 2012 venne operata dai dottori Pelagalli e Magliacano per una laparoisterectomia totale, con asportazione anche di ovaie, tube e di un centimetro di vagina. Dopo l’operazione però venne fuori un calo dell’emoglobina, e la paziente accusava forti e continui dolori ai reni. Tre giorni dopo dunque venne operata di nuovo dai dottori Farotti e Mammana, per la cistoscopia e l’uretroscopia, intervento convertito poi con una operazione incidendo la pancia sotto l’ombelico, accertando così un ematoma dietro al peritoneo. Da lì la maceratese era stata portata in Rianimazione. Alla fine, la donna venne dimessa il 4 giugno con un catetere, poi rimosso. Purtroppo però in seguito la paziente ebbe diverse volte la cistite, e dai controlli venne diagnosticata una dilatazione del rene.

La donna si è rivolta allora all’avvocato Fabrizio Giustozzi, ed è partita la causa al tribunale civile, nel corso della quale il giudice Maika Marini ha disposto una consulenza.

Secondo l’esperto nominato dal tribunale, la terapia messa in atto con la displasia era stata eccessiva, l’asportazione di utero, tube e ovaie era stata troppo demolitiva anche se la paziente era in menopausa, quando invece sarebbe bastata una terapia locale. Inoltre l’operazione aveva causato una lesione dei vasi sanguigni, che avevano provocato l’ematoma e la grave anemia, e che avevano poi reso necessario il secondo intervento. Dunque la diagnosi era stata «superficiale» secondo il perito, che ha parlato di «eccessivo zelo chirurgico». La paziente era stata in pericolo di vita, e aveva avuto postumi sia passeggeri sia cronici, come le frequenti cistiti, l’incontinenza da sforzo e le cicatrici estese all’addome, oltre alla perdita degli organi asportati.

Alla luce di queste conclusioni, il giudice Marini ha condannato l’Asur a risarcire la maceratese con 139mila euro.