Ricatto a luci rosse (immagine di repertorio)
Ricatto a luci rosse (immagine di repertorio)

Macerata, 27 maggio 2020 - "Se non mi dai 5mila euro, ti rovino". Così una giovane donna sarebbe stata ricattata da un conoscente. Ma invece di cadere nel baratro, si è rivolta ai carabinieri e ha chiesto aiuto. Ed è così che l’altra notte sono finiti in manette tre uomini, accusati di estorsione. Ma ora loro potranno dare la loro versione sulla vicenda.


Nei guai sono finiti Matteo Mulinari, 33enne di San Severino, piuttosto conosciuto anche come calciatore in provincia, Andrea Ignazi, 46enne residente a Montegranaro (con un precedente per guida in stato di ebbrezza), e Stefano Palasciano, 59enne originario di Roma ma da tempo residente nel Fermano. Mulinari è stato portato in carcere a Montacuto, mentre gli altri due sono agli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida.

Carabinieri in azione

Le indagini sono partite pochi giorni fa, dopo che una donna si è rivolta ai carabinieri di Civitanova per chiedere aiuto: un conoscente avrebbe iniziato a minacciarla di divulgare delle foto che, secondo lui, l’avrebbero messa nei guai. La giovane si è spaventata ma non ha perso la lucidità: invece di farsi incastrare nel ricatto, è andata dai carabinieri di Civitanova e ha raccontato tutto. Ha detto che da tempo, con una serie di messaggi tramite WhatsApp e via mail, era oggetto delle minacce da parte del 33enne, che avrebbe continuato a pretendere da lei 5mila euro, se non voleva veder distrutta la sua immagine.


Così, con la direzione del procuratore capo Giovanni Giorgio e del sostituto Enrico Barbieri, sono iniziate le indagini per chiarire cosa stesse accadendo. Si è deciso di organizzare una trappola: la ragazza ha dato appuntamento al ricattatore vicino al Multiplex di Piediripa, dove gli avrebbe consegnato la borsa con i soldi.


Lunedì sera si è presentata all’appuntamento. Lì avrebbe trovato Palasciano, a cui avrebbe consegnato i soldi mentre Ignazi faceva da palo. Consegnata la borsa con i 5mila euro, lei se ne è andata e sono entrati in scena i carabinieri, che avevano seguito tutto. Hanno recuperato i soldi, con le banconote segnate, e hanno bloccato i due. Poco dopo, non lontano da lì fermo a bordo del suo Suv, hanno bloccato anche Mulinari, che da lontano – per l’accusa – aspettava la fine della consegna.
 

Tutti e tre sono stati portati alla caserma dei carabinieri di Macerata dove, pur con le cautele anticontagio, fino all’alba di ieri sono stati interrogati dal pm Barbieri. Assistito dall’avvocato Simone Pagnanini, Mulinari ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Gli altri due invece, uno dei quali difeso dall'avvocato Simone Santoro, hanno dato la loro versione: Mulinari avrebbe organizzato tutto, coinvolgendo gli altri due in virtù dei rapporti personali che c’erano tra loro. Palasciano e Ignazi hanno anche parlato di altre estorsioni simili che Mulinari, a suo dire, avrebbe messo a segno, e di altre già in progetto.
Nel corso della perquisizione, sono stati anche sequestrati dei foto-montaggi, che sarebbero stati l’arma del ricatto contro la giovane donna.
Ora i tre dovranno comparire in tribunale per dare la loro versione al giudice. Mulinari nel frattempo – la cui famiglia è piuttosto conosciuta a San Severino e non solo, anche per una azienda di cui lui comunque ha venduto tutte le quote da tempo – si è rivolto anche all’avvocato Giancarlo Giulianelli.