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24 giu 2022

"Gli incompetenti al potere. Così cade il M5s"

L’ex militante Vittorio Ballestrazzi: "I migliori sono stati eletti nei consigli comunali, in Regione e a Roma sono andati i ‘trombati’"

24 giu 2022
Vittorio Ballestrazzi ai tempi in cui era consigliere comunale del M5S
Vittorio Ballestrazzi ai tempi in cui era consigliere comunale del M5S
Vittorio Ballestrazzi ai tempi in cui era consigliere comunale del M5S
Vittorio Ballestrazzi ai tempi in cui era consigliere comunale del M5S
Vittorio Ballestrazzi ai tempi in cui era consigliere comunale del M5S
Vittorio Ballestrazzi ai tempi in cui era consigliere comunale del M5S

Può dichiarare a buon diritto di essere un grillino della prima ora, uno dei fondatori della base del Movimento 5 Stelle. Vittorio Ballestrazzi, dopo una lunga esperienza come consigliere comunale pentastellato coltiva ancora la sua passione ambientalista. Ma non con la casacca del Movimento. E quello che sta succedendo all’interno del partito, con l’uscita a sopresa di Luigi Di Maio e un’ombra pesante che si staglia sul futuro del movimento creato da Beppe Grillo, non lo sorprende.

Ballestrazzi, riavvolgiamo il nastro: quando è uscito dal Movimento 5 Stelle?

"Per la verità mi hanno cacciato... comunque è stato tra l’aprile e il maggio del 2010".

Da allora il Movimento è passato dal trionfo al rischio di forte ridimensionamento. Se l’aspettava?

"Sì, fin dai tempi in cui militavo nel movimento notavo principalmente due grosse anomalie, che sapevo molto bene che prima o poi avrebbero portato all’implosione".

Quali?

"Partì tutto da una regola che venne subito imposta: per un problema di sfasatura delle date delle elezioni, chi veniva eletto nei Consigli comunali non poteva presentarsi alle regionali e chi veniva eletto in Regione non poteva candidarsi alle politiche. Da lì cominciò il disastro".

Perché?

"Semplice. A quei tempi il grillismo si basava molto sulle battaglie ambientali. Si reclutarono subito i più bravi dalle varie associazioni ambientaliste e si mandarono loro nei Consiglio comunali".

Perché erano i più bravi?

"Perché i più attivi nelle associazioni avevano competenze giuridiche, culturali, architettoniche. Un attivista doveva sapersi muovere tra codici, leggi e ricorsi al Tar. Era preparato. Così, i migliori andarono nei Comuni. E i trombati, quelli che non avevano trovato posto, si candidarono per le regionali e vennero eletti. E non finì lì".

In che senso?

"Alle politiche si presentò chi aveva fallito alle comunali e alle regionali. Fico si era candidato a sindaco di Napoli senza mai ottenere risultati, Di Maio aveva collezionato una serie di flop a livello locale. Ma non c’erano altri attivisti disponibili e vennero eletti loro. Risultato: nei posti di maggior responsabilità sono andati i meno preparati".

L’incompetenza al potere quindi

"Non solo. Finché c’era Roberto Casaleggio il partito è rigorosamente verticista. Comandava lui, decideva lui. Noi eravamo solo dei numeri. In questo modo un partito non cresce, non si sviluppa, non riesce a dotarsi di una direzione competente ed efficace, prima o poi perde la base elettorale".

Eppure il successo è arrivato

"Perché inizialmente i temi su cui ci si batteva erano giusti. Già da allora si parlava di cambiamento del clima, di crisi energetica, di abuso degli inceneritori. Mi sembrano tutti problemi molto attuali, valeva la pena continuare a combattere per quei valori inizali".

Ora Vittorio Ballestrazzi cosa fa?

"Continuo a battermi sulle questioni ambientali. L’aumento delle dimensioni della pista di Marzaglia, per esempio, è una cosa su cui è necessario dare battaglia. Mi farò sentire presto".

Roberto Grimaldi

© Riproduzione riservata

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