Modena, 30 agosto 2016 - Il modello Emilia? Secondo il comitato Sisma 12 fa acqua da più parti. «Sono passati quattro anni dal terremoto e c’è ancora gente fuori casa, la ricostruzione va a rilento», commenta Sandro Romagnoli, leader del comitato che già nella fase dell’emergenza aveva le idee chiare su cosa si doveva fare. «Siamo rimasti inascoltati per lungo tempo. Ci sono volute le manifestazioni in piazza, con tutti i cittadini, per far alzare alla Regione il contributo per la ricostruzione al 100%, fermo, secondo l’ ordinanza regionale, all’80%».

E aggiunge: «Ai cari terremotati del centro Italia vorrei suggerire di non prendere a modello l’Emilia, perché rischierebbero di replicare i nostri problemi, ancora irrisolti, frutto di errori che si potevano correggere, coinvolgendo anche i cittadini, espropriati invece del diritto di dire la loro su come ricostruire casa. Molte pratiche Mude, poi, sono ferme da anni negli uffici tecnici comunali, la burocrazia la fa ancora da padrona».

Troppe lungaggini, insomma, e se le istituzioni rispondono che «sono frutto dei controlli», i terremotati puntano il dito sugli scandali scoperti dalla magistratura e dalle forze dell’ordine. Qualche esempio? Le società nel Castello di Massa Finalese trovate dalla Finanza, il presunto cemento depotenziato scovato dalla Procura e utilizzato per la costruzione della scuola media di Finale, i contributi di autonoma sistemazione (Cas) ‘illegittimi’ su cui indagano i Carabinieri, l’amianto sbriciolato trovato a San Felice e denunciato dalla Protezione Civile di Trento, tracce di amianto nelle scuole post sisma di Concordia e Mirandola. Se poi il sindaco di San Felice e presidente dell’Unione Area Nord, Alberto Silvestri, ha dichiarato in questi giorni alle tivù nazionali che la ricostruzione in Emilia procede, e si assesta intorno al 70%, Sisma 12 è critico.

«Basta guardare i centri storici, quasi tutti disabitati», commenta Romagnoli. Dati alla mano, il capogruppo Area Nord di centro destra Antonio Platis, rincara la dose: «11.500 persone sono ancora fuori casa, e poiché la matematica non è una opinione – commenta – se la Provincia di Modena ha conteggiato 19 mila sfollati, e la Regione dichiara che sono rientrati nelle loro case 7.500 terremotati, l’operazione aritmetica parla chiaro». Chi è rientrato, poi, era per lo più in classe B, l’equivalente di ‘danni lievi’. Gli altri 11.500, a quattro anni del sisma, si stanno arrangiando in altro modo.

«Chi sciorina le percentuali sulle domande presentate e i contributi versati, come stanno facendo i sindaci dei centri del cratere – commenta l’esponente di centro destra – lo fa per confondere la gente. Sul versante imprese, molte delle quali hanno anticipato le spese di tasca propria o grazie alle assicurazioni, lo Stato non ha tolto tasse, imposte o balzelli. L’unico aiuto in più è rappresentato dalla Zfu (Zona Franca Urbana), con 23 milioni di euro per circa 900 microimprese del modenese. Molto poco – commenta Platis – per una realtà industriale come la nostra che produce, grazie al biomedicale, il 2% del Pil». Infine, la ricostruzione degli edifici storici, con chiese, monumenti, rocche, municipi al palo da quattro anni. Per la ex scuola elementare di Mirandola, poi, non viene nemmeno rispettato il modello di ricostruzione ‘com’era e dov’era’, coniato dopo il sisma del Friuli. L’ex scuola, infatti, diventerà municipio, con un progetto che prevede l’antisismica al 60%, anziché al 100%. In forse, per quanto riguarda ‘com’era’ anche l’antica chiesa di San Francesco di Mirandola.