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14 nov 2021

Trapianto di cuore, il primo intervento 36 anni fa a Padova. "L’Italia si alzò stupefatta"

Il 14 novembre 1985, Vincenzo Gallucci espiantò un cuore a Treviso su un 18enne e poi corse a Padova per trapiantarlo su sull’allora 39enne Ilario Lazzari

14 nov 2021
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Trasporto di organi
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Padova, 14 novembre 2021 – Trentasei anno dopo, Padova ricorda il primo trapianto di cuore in Italia. È stato l’ospedale patavino a fare da apripista in Italia sui trapianti di cuore, il primo intervento fu eseguito su eseguito sull’allora 39enne Ilario Lazzari, un operaio del Comune veneziano di Vigogno che ricevette il cuore espiantato dal 18enne trevigiano Francesco Busnello. Era il 14 novembre 1985, data dalla quale parte la storia del trapianto di cuore in Italia.

A compiere il “miracolo” era stato il chirurgo Vincenzo Gallucci, scomparso nel ‘91, un anno prima del suo primo trapiantato. Il donatore, passato alla storia come il primo donatore di cuore italiano, era stato investito poche ore prima a bordo del suo motorino Ciao, su cui viaggiava senza casco. “Trentasei anni fa, in queste ore, l’Italia si alzò stupefatta. Si era da poco concluso con successo alla cardiochirurgia dell’Ospedale di Padova, il primo trapianto di cuore in Italia, quando il compianto professor Vincenzo Gallucci annunciò che il cuore del giovane trevigiano Francesco Busnello batteva nel petto di un altro uomo, Ilario Lazzari”, ricorda il presidente del Veneto, Luca Zaia.

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Oggi in Veneto: 121 trapianti di organi in sei mesi

Il Veneto non si è fermato a quel giorno, in tutti questi anni l’attività dei trapianti è cresciuta, così come la sensibilizzazione alle donazioni. “Quel giorno diede una straordinaria spinta – evidenzia Zaia – a un cammino che oggi ha portato il Veneto a essere regione leader nel sistema trapiantistico nazionale, con ben cinque Centri Trapianti, ad effettuare 121 trapianti di organi nei soli primi tre mesi del 2021, con 34 donazioni di organi e 678 donazioni di tessuti, a sviluppare il trapianto da donatore vivente, a realizzare i trapianti multiorgano, a perfezionare la tecnica del cross over, a effettuare trapianti anche nel lungo e duro periodo del Covid durante il quale è stato purtroppo inevitabile rallentare parecchie erogazioni di servizi per concentrare energie e tecnologie nella cura degli infettati”.

Il ricordo di quella notte memorabile

“Quella notte fra il 13 e il 14 novembre del 1985 – ricorda Zaia – rivoluzionò l’intera cardiochirurgia nazionale lasciando in chi c’era emozioni pure: a partire dalla corsa del prof Gallucci lungo i sotterranei dell’ospedale di Treviso con il piccolo refrigeratore contenente il cuore donato, ripresa grazie alla sagacia di un operatore televisivo di Antenna 3 che intuì il percorso che avrebbe fatto il cardiochirurgo, immagini che rimarranno impresse nella mente e nel cuore dei milioni di italiani che, mentre passavano le ore, le vedevano e capivano la grandezza di ciò che era successo. E poi le lunghe dirette televisive, fino a che il Prof Gallucci apparve di fronte a telecamere, giornalisti e fotografi per annunciare che tutto era andato bene. Nel ricordare quei momenti non nascondo di provare ancora un brivido”.

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