Il primario Gabriele Frausini
Il primario Gabriele Frausini

Pesaro, 5 aprile 2020 - "Il Covid-19 è un virus molto giovane, chiamiamolo adolescente. E come tutti gli adolescenti ha reazioni spesso imprevedibili". Gabriele Frausini, direttore del Dipartimento medico dell’azienda ospedaliera Marche Nord, usa una metafora generazionale per tratteggiare l’identikit del nemico. E poi svela le armi con cui si sta facendo di tutto per fermarlo. 
"Marche Nord ha una task force di specialisti coinvolti nell’affrontare questa malattia che nessuno conosceva: tutti insieme per capire come si comporta il virus e come fronteggiarlo". 
E qual è oggi lo scenario?
"Innanzitutto sappiamo che c’è una prima fase virale, le cui manifestazioni sono simili a quelle di un’influenza normale. Ma dopo sette giorni si arriva allo snodo, perché il sistema immunitario può comportarsi in maniera abnorme, esagerata, andando a colpire non solo i polmoni, ma anche il cuore, l’intestino e i reni. Quanto ai polmoni, si originano polmoniti interstiziali che possono devastarli fino a portare nei casi più gravi ad una insufficienza respiratoria che necessita della Rianimazione». 
Come intervenite in questi step? 
"Certamente un ruolo precoce ce l’ha un vecchio farmaco (Idrossiclorochina) che si usa in reumatologia e che riduce la penetrazione del virus nelle cellule. In alcuni casi, però, dopo circa una settimana dall’inizio dei sintomi il quadro si può complicare proprio per la reazione abnorme del sistema immunitario: si può innescare una gravissima reazione infiammatoria che noi chiamiamo “tempesta citochinica”. E allora dobbiamo fare altro perché questa reazione se non adeguatamente contrastata può portare a un danno anche irreversibile dei polmoni e di altri organi vitali".
Quali farmaci utilizzate in questa fase? 
"Farmaci che definiamo “immuno modulanti” che si impiegano comunemente in ambito reumatologico ed ematologico. Mi riferisco al Tocilizumab e Baricitinib, impiegati per il trattamento dell’artrite reumatoide, ed il Ruxolitinib impiegato in ematologia. In particolare estremamente interessante e promettente è il Baricitinib, che da un parte blocca la sintesi di molecole infiammatorie, la tempesta citochinica, e dall’altra riduce la penetrazione del virus nelle cellule. Ci tengo a sottolineare che il lavoro fatto dai rianimatori è stato ed è eccezionale, così come quello dei colleghi del pronto soccorso: tutti insieme però dobbiamo fare in modo che meno gente possibile finisca in terapia intensiva". 
Altri farmaci che state sperimentando?
"L’eparina ed in particolare l’enoxaparina, un anticoagulante: oltre a prevenire una delle complicanze più comuni della infezioni rappresentata dal Trombo Embolismo Venoso (Trombosi venosa profonda ed Embolia Polmonare) sembra avere una funzione diretta antivirale impedendo al virus di entrare nelle cellule. Poi il cortisone che deve comunque essere impiegato in situazioni ben precise che abbiamo concordato nel mostro gruppo di lavoro".
Sono sperimentazioni solo di Marche Nord o ormai diffuse?









"Sono moltissimi ormai i centri che adottano queste strategie, ma siamo certamente orgogliosi di essere stati tra i primi considerando comunque che questi protocolli sono da ritenere ‘living’: in altre parole dobbiamo essere sempre pronti a rimodularli alla luce di quanto possa emergere dalle esperienze sul campo sia nazionali che internazionali". 
Quali sono i risultati ottenuti con questi farmaci? 
"I numeri dei pazienti trattati sono ancora troppo piccoli per dare giudizi definitivi ma c’è più di un’impressione che questi farmaci funzionino".
Finora alle statistiche sfugge un ampio numero di persone morte a marzo, non censite come vittime del Covid, ma come probabili vittime del Covid. Quali spiegazioni si possono dare?
"Consideri che il virus colpisce tutti gli organi vitali e quindi in un paziente anziano con patologie pregresse può più facilmente diventare letale. Come per tutte le malattie virali, poi, i cardiopatici sono a rischio. Non a caso le Linee guida suggeriscono fortemente la vaccinazione anti influenzale nei pazienti cardiopatici".
Qual è ora il livello si pressione sull’ospedale? 
"Facciamo gli scongiuri, ma negli ultimi giorni sembra essere leggermente diminuita". 
Quanto alla diffusione, anche lei è convinto che il virus circolasse già a gennaio anche qui?






"Penso proprio di si e le posso dire che stiamo riguardando con attenzione le tac polmonari di quel periodo per vedere se avevano quelle caratteristiche che poi abbiamo ritrovato nelle polmoniti Covid". 
Come vivete la battaglia di ogni giorno contro il Coronavirus? 
"Con un po’ di paura per noi e per i nostri cari, ma con tanto coraggio e voglia di essere utili. Non è facile, ma noi ci siamo e non restiamo a casa. Tutti gli altri invece devono farlo: noi abbiamo paura della gente che non sta a casa, perché il virus non è spento".