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9 apr 2022

La nostra anima tra cenere, ruggine e terra

Via Barocci a Urbino accoglie l’arte contemporanea. Giulietta Gheller dialoga con gotico e barocco

Giulietta Gheller nell’esedra di san Giuseppe a Urbino
Giulietta Gheller nell’esedra di san Giuseppe a Urbino
Giulietta Gheller nell’esedra di san Giuseppe a Urbino

In via Barocci l’arte contemporanea si fonde con quella antica in un inedito connubio: oggi alle 18 all’Oratorio di san Giovanni si inaugura “Di Cenere, Ruggine e Terra“, mostra personale di Giulietta Gheller, artista e docente urbinate che per la prima volta ha modo di esporre nella città natale in contesti unici come gli oratori.

"Sono molto affezionata a Urbino – ci racconta –, ormai sono dieci anni che vivo fuori, ma via Barocci con san Giovanni e san Giuseppe è un luogo a cui devo tanto della mia formazione, sia artistica che di crescita personale. Non è facile incontrare persone come i responsabili dei due musei, che mi hanno dato la fantastica opportunità di esporre in ambienti già ricchi di opere antiche, facendo dialogare le mie creazioni con capolavori del gotico o del barocco. Li ringrazio del coraggio, mi sento davvero onorata e non me l’aspettavo. D’altra parte, preferisco allestire le mie mostre in spazi con una loro personalità piuttosto che in grandi stanze bianche: la prendo come una sfida".

La mostra, aperta fino al 15 maggio, si articola infatti lungo i tre oratori della centralissima via, a partire da quello delle Cinque Piaghe, dove sarà proiettato a ciclo continuo un video di una performance.

Prosegue Gheller: "È un lavoro di qualche anno fa, realizzato in spiaggia. Una statua di donna africana, fatta in argilla essiccata e non cotta, viene lasciata sciogliersi tra le onde. Nell’oratorio dedicato alla passione e alla perdita di Cristo, è un richiamo alle tragedie dei migranti. La piccola chiesa fa da cassa di risonanza alla performance, la amplifica". La mostra prosegue poi all’interno di san Giovanni, sia nella sala d’ingresso, sia negli ambienti della sacrestia, con altre sculture e disegni, che raccontano l’amore e il dolore, stati d’animo presenti nell’antico ospizio che la confraternita gestiva. Poi a san Giuseppe, oltre ad alcuni quadri e sculture collocate nei corridoi, si esce nel cortile a esedra, che per la prima volta viene utilizzato come luogo espositivo. "Qui c’è l’opera a cui tengo di più, pensata e realizzata appositamente per questa mostra. Sotto le arcate, simili a grandi cornici, sono collocate delle sculture realizzate a partire da tre grandi alberi bruciati nell’incendio del bosco delle Cesane. Rappresentano un lutto per la nostra comunità, di un luogo a noi vicino e a cui tutti teniamo. Ho voluto monumentalizzare e rielaborare quella ferita, portandola all’interno della città, in un cortile a sua volta monumentale". La mostra è curata da Giuliano Santini, coordinamento Francesco Righi, allestimento di Fernando Rusciadelli.

Giovanni Volponi

© Riproduzione riservata

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