Luigi Bartolini incisore si svela a Urbino. Con 140 opere il viaggio di un maestro unico

Nelle Sale del Castellare di Palazzo ducale è in corso la mostra ideata da Vittorio Sgarbi e curata da Luca Cesari e Alessandro Tosi

Luigi Bartolini incisore si svela a Urbino. Con 140 opere il viaggio di un maestro unico

Luigi Bartolini incisore si svela a Urbino.

di Cecilia

Casadei

Paesaggi, animali, alberi, boschi, fontane. Una pianta selvatica, una fronda, canne palustri di granoturco. 140 incisioni all’acquaforte “Al vivo nero. Luigi Bartolini incisore“ la grande mostra che Vittorio Sgarbi ha ideato con il supporto e l’amore della figlia del maestro Luciana Bartolini e la cura di Luca Cesari e Alessandro Tosi.

A sessant’anni dalla morte del maestro, che nasce a Cupramontana in provincia di Ancona nel 1892 e muore a Roma nel 1963, è Palazzo Ducale nelle Sale del Castellare di Urbino ad ospitare la più grande esposizione mai allestita dell’artista. Una mostra nella città in cui l’arte incisoria ha trovato fertile terreno, nella terra di Federico Barocci e la fascinazione di un linguaggio straordinario per cui ha dato alla luce una sublime Annunciazione traducendo su rame il dipinto della pala realizzata per la Cappella di Francesco Maria II Della Rovere nella Basilica di Loreto. Luigi Bartolini che aveva frequentato tutta la storia dell’incisione tra Rembrandt, Tiepolo, Goya, Canaletto è considerato, insieme a Morandi, uno dei più grandi incisori italiani, e come Morandi sviluppa un percorso personale svincolato dalle avanguardie.

E se il maestro bolognese era solito trasferire nelle incisioni il suo mondo pittorico con lo stesso sentire, Bartolini tradurrà nelle acqueforti il suo intimo diario emozionale con una certa ombrosità rispetto alla vivacità che anima la sua pittura. Le incisioni e l’osservazione di un reale in cui le graffiature esprimono inquietudine interiore e il nero è alla costante ricerca della luce. Grande fermento, voglia di misurarsi, di ricercare, sono le caratteristiche che muove il fare dell’acquafortista marchigiano, impegno e passione nello sperimentare le tecniche della calcografia.

Un fare arte nel nome del segno come profonda ricognizione della vita che lo circonda, aspetti che registra conservando qualcosa di sotteso e anche di misterioso. La sua è narrazione poetica dal componimento libero e insieme rigoroso, che si fa mondo fra complessità e semplicità, fra tecnica ed emozione. Nei suoi paesaggi e nelle figure traspare una intima fedeltà alla natura per un risultato che diviene sintesi fra parola e immagine. Le sue acqueforti sono frutto di un gesto in funzione del pensiero, abitate da linee istintive ora nervose, generate da uno sguardo dell’anima per divenire fertile narrazione. Le incisioni di Bartolini sono l’equivalente figurativo della poesia di Leopardi con analoga desolazione, con incontenibile tormento dirà Vittorio Sgarbi.

Pittore, scrittore e poeta, oltre che incisore, è di Bartolini il romanzo “Ladri di biciclette“ da cui il celebre film con Vittorio de Sica. Nel 1962 la Scuola del Libro di Urbino pubblica 150 copie numerate de “L’antro di Capelvenere“, sette racconti con sette acqueforti originali dell’autore, l’intellettuale Paolo Volponi tra i suoi estimatori. Presente, tra il 1930 e il 1950, a cinque edizioni della Biennale di Venezia dove nel 1942, ospite con una sala personale, Bartolini vincerà il premio per l’incisione. "La nostra necessità d’esser liberi per concepire i nostri disegni incisi è parallela alla nostra necessità di respirare aria libera e buona", il suo pensiero a testimoniare l’esperienza dell’arte come necessità imprescindibile nella esperienza umana. Il lungo itinerario espositivo restituisce acqueforti con fiori, ortaggi, davanzali fioriti, frutta, ortaggi, pesci e conchiglie.

“La fragile conchiglia“ datata 1936, divenuta immagine della mostra, ha nervature che paiono scolpite in una visione "tridimensionale" tale da suggerire il saper cogliere il linguaggio delle cose, le vibrazioni più segrete della vita. "Ho goduto anche quando ho inciso i topolini morti, le spine di pesce, le farfalle imbalsamate, le cose più maldestre per gli altri, per me costituiscono dei poemi che mi sollevarono in paradiso" affermava Bartolini nel testo introduttivo della personale alla Quadriennale di Roma del 1935. Molto spesso l’osservazione della natura, della donna, del paesaggio diviene meditazione sulla finitezza, la fugacità della vita, talora un dialogo con la morte. Poi le figure, in particolare le donne della sua vita, ma anche zingare, lavandaie, donne intente al lavoro domestico. Anna, amante e musa, è Anna Stickler, cui dedicherà anche una opera letteraria, che Bartolini ci consegna in contesti diversi e ogni momento è un mondo svelato da linee, segni graffiati che racchiudono un universo di passione e sentimento. Poi Emma e Ilse, donne tra intimità e abbandono quando la compagna di vita, sposata in punto di morte, sarà Anita.

Una mostra come le sequenze di un film che aderiscono meglio al romanzo della vita come scriverà Luca Cesari. L’evento chiude le celebrazioni bartoliniane che hanno visto altre tappe regionali, una mostra da vedere ad Urbino che è un punto di vista sul mondo, e Urbino guarda il mondo, Urbino città del Rinascimento e città segreta. Dove perdersi e ritrovarsi. A dirlo è uno come Vittorio Sgarbi.

Aperta fino al fino al 1° aprile 2024 tutti i giorni ore 10-13 e 15,30-18,30. Ingresso libero