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23 apr 2022

Nuova bufera sul messaggio di Filisetti agli studenti

Ogni 25 Aprile porta con sé la polemica con Marco Ugo Filisetti, direttore scolastico regionale. Anche quest’anno, il suo messaggio agli studenti ha scatenato una bufera di reazioni. Riferenfosi alla Seconda guerra mondiale, Filisetti ha parlato di "un immane conflitto che in particolare ha visto gli Italiani fronteggiarsi per le rispettive ragioni, giuste o sbagliate, per i rispettivi sogni, condivisibili o meno, ma di cui tutti si sentivano carichi, dando luogo ad uno scontro marcato dal ferro e dal sangue, che ha frantumato il nostro popolo. Ma dopo la grande catastrofe, il “25 aprile” darà vita alla nuova Costituzione con progetti ideali, ispirati ad un alto senso di giustizia, con il superamento delle antitesi disperate, delle demonizzazioni reciproche, ammettendo per tutti la propria storia, senza con ciò confondere il bene col male, ma riconoscendo il supremo valore della pace nel suo significato proprio, cioè dell’unione che salda armonicamente un popolo con la pasqua, ossia “passando oltre” senza perdere memoria del proprio passato. Con il “25 aprile” nasce la missione forte, ora affidata a voi nuove generazioni: non la fazione, non la setta, non gli odi dietro i quali i popoli si sfaldano, ma costruire la Comunità, per l’Italia di questo nuovo millennio". Parole che non sono andate giù alla Cgil regionale, all’attacco contro "la foga nostalgica e revisionista". "Vogliamo ricordare di nuovo al Direttore – scrive la segretaria Daniela Barbaresi – che quella repubblicana non è la “nuova” Costituzione ma “la” Costituzione, nata dalla Resistenza e dall’antifascismo. Quel 25 aprile del 1945 mise fine al periodo più buio del nostro Paese. Un’Italia in ginocchio usciva dalla tragedia della guerra in cui fu trascinata, al fianco del nazismo, dalla follia del fascismo". "Questo però Filisetti sembra non volerlo ammettere e parlando di “rispettive ragioni, giuste o sbagliate, rispettivi sogni, condivisibili o meno…” continua imperterrito a mettere sullo stesso piano chi lottava per la libertà e chi invece quella libertà l’aveva per decenni negata ad altri".

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