Un operatore sanitario si sottopone al vaccino (foto d'archivio)
Un operatore sanitario si sottopone al vaccino (foto d'archivio)

Pesaro, 6 aprile 2021 - Malgrado il decreto legge abbia stabilito l’obbligatorietà del vaccino per gli operatori sanitari, ci sono ancora delle ’sacche di resistenza’ tra quanti si sono sottratti alla prima chiamata, ed ora mal digeriscono la seconda – e più perentoria – convocazione. Alcuni si stanno informando con i sindacati per cercare eventuali margini di trattativa, che al momento il decreto legge del primo aprile non sembra prevedere. E c’è chi è andato direttamente per avvocati.

"Un paio di nostri iscritti – dice Vania Sciumbata (Fp Cgil) – hanno chiesto se era intenzione del sindacato fare un’azione per impugnare il decreto legge. Però la posizione della Cgil è chiara: la vaccinazione è ritenuta prima di tutto un dovere etico, deontologico e professionale per la tutela della salute dei cittadini a cui non ci si può sottrarre. Quindi non ci sono margini per un’azione di questo tipo". Stesse telefonate anche alla Cisl: "Abbiamo avuto i primi segnali di resistenza – dice Alessandro Contadini, della Cisl Fp –: ovviamente noi siamo d’accordo sulla vaccinazione da un punto di vista di tutela della salute, ma vorremmo anche capire meglio le ripercussioni in ambito lavorativo. Ad esempio, quanto inciderà sullo stipendio il demansionamento di cui si parla? Noi siamo contrari alla privazione delle retribuzioni, ovviamente. E poi, un altro aspetto non chiaro è quello delle ’comprovate esigenze di salute’ che permetterebbero di escludere l’obbligo: ma queste esigenze di salute non sono state declinate chiaramente: di quali patologie si parla? Infine c’è anche un problema di vaccino. Si fa riferimento solo a Pfizer o Moderna, ma alcuni vorrebbero poter scegliere anche altre opzioni, in vista dei futuri vaccini che arriveranno".

Molti sanitari si stanno informando anche a livello legale, ma ogni iniziativa dipenderà dalla maggiore o minore flessibilità delle maglie del decreto. "Non ho avuto riscontri di questo tipo da parte dei nostri iscritti – dice infine Angelo Aucello, della Uil Fpl –; è chiaro che la situazione è molto delicata, anche perché qualora un sanitario decidesse di non vaccinarsi, potrebbe anche andare incontro a rivalse".

Ad Ancona l’azienda ospedaliera di Torrette ha già diramato una circolare a tutti i dipendenti sanitari in cui afferma che saranno inviati alla Regione gli elenchi degli inadempienti, per i quali scatterà la sospensione del diritto disvolgere le prestazioni e l’assegnazione di mansioni diverse, anche inferiori, laddove possibile. Altrimenti, la sospensione non sarà retribuita finché l’operatore non assolverà all’obbligo vaccinale. In provincia di Pesaro e Urbino l’azienda ospedaliera Marche Nord e l’Area Vasta 1 non avrebbero ancora preso iniziative simili, anche se i 90 ’renitenti’ dell’ospedale (ma tra loro molti erano esentati per motivi non ideologici) sarebbero stati già tutti recuperati a detta della direzione.

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