Tavullia (Pesaro e Urbino), 9 marzo 2021 - La villa di Valentino Rossi è stata costruita troppo vicino ad un’altra tanto da oscurarne il panorama. Ne è convinta la dirimpettaia, che ha fatto partire una causa civile e una denuncia penale, quest’ultima archiviata. Nella causa civilistica, ora in appello dopo l’esito negativo del primo grado in cui chiedeva l’abbattimento e 850mila euro di risarcimento danni, la vicina sostiene che Valentino abbia avuto corsie preferenziali nel rilascio del permesso per la presenza della madre Stefania Palma quale dipendente dell’ufficio urbanistica di Tavullia.

Risponde l’avvocatessa Antonella Storoni, legale di Vale: "A differenza di quanto sostiene la controparte, la causa pendente in Corte d’Appello non ha ad oggetto l’accertamento dei comportamenti della signora Stefania Palma, madre di Valentino Rossi, bensì la sentenza che ha rigettato la domanda di risarcimento e demolizione, la quale ha ritenuto in base ad una perizia che gli edifici della Domus mea (la società di Vale) abbiano rispettato le norme sulle distanze, le previsioni urbanistiche senza pregiudicare la panoramicità. La signora Palma svolge la propria funzione non presso l’Ufficio Urbanistica del Comune di Tavullia, bensì nell’Ufficio Lavori Pubblici e non risulta agli atti alcuna ingerenza. Pertanto le affermazioni contenute nell’appello non hanno pertinenza né con i fatti di causa né con le indagini che ha svolto e chiuso la Procura della Repubblica. Ovviamente la scrivente difesa chiederà alla Corte d’Appello la cancellazione delle espressioni sconvenienti ed offensive utilizzate dalla signora Mei nei propri atti di causa. Infine va osservato che la domanda di controparte è stata ritenuta nulla dalla sentenza di primo grado per carenza dei requisiti".

Si è risentita anche il sindaco di Tavullia Francesca Paolucci: "Gli uffici del Comune hanno operato, come sempre, con professionalità e rigore nel rispetto della legge. Una posizione che verrà ribadita, qualora si rendesse necessario, nelle sedi giuridiche opportune perché il Comune di Tavullia intende seguire l’evolversi della vicenda a tutela dell’immagine dell’ente e dei propri dipendenti".

Non ha nessuna intenzione di deporre le "armi" l’avvocatessa Pia Perricci, che difende la signora Angela Mei, la vicina di Vale: "Semplificare un atto di appello di oltre 20 pagine estrapolando solo qualche frase (non contestualizzata), pone agli occhi del lettore, solo la notorietà della controparte. Invero, quando si parla di Valentino Rossi, nel giro di qualche istante si scatena un vespaio. E’ proprio per tale motivo che la mia assistita, avrebbe voluto mantenere l’anonimato. Ovviamente sarà la Corte d’Appello a decidere, anche se agli occhi dei motociclisti la decisione è stata già presa, basti leggere alcune testate ove si riporta “Nelle aule del tribunale, a quanto pare, Valentino Rossi è invincibile.” Noi speriamo che non sia così, anzi siamo certi che nelle aule di Tribunale, trionfi sempre la giustizia e non la notorietà. Peraltro il ricorso è stato redatto sulla base di una non corretta interpretazione della normativa esistente, in tema di edifici tutelati; e che la mamma di Valentino Rossi, all’epoca dei fatti fosse impiegata all’ufficio urbanistico è un dato di fatto. Proprio per tale motivo, è stata chiesta una nuova perizia con un tecnico proveniente da fuori regione".

ro.da.