Delitto di Faenza: "Ilenia aveva paura che le potesse succedere qualcosa di brutto"
Delitto di Faenza: "Ilenia aveva paura che le potesse succedere qualcosa di brutto"

Ravenna, 20 dicembre 2021 - Ilenia Fabbri, la 46enne uccisa il 6 febbraio scorso nella sua abitazione di Faenza, aveva paura che le potesse succedere "qualcosa di brutto". Tanto da giungere a dire del marito: "Mi farà ammazzare, lo farà fare da qualcuno e pagherà anche poco, pagherà duemila euro perché la mia vita vale così poco per lui". E' quanto emerso questa mattina in tribunale a Ravenna dalle testimonianze di parte civile. Alla sbarra per omicidio pluriaggravato, ci sono il sicario reo-confesso (oggi non presente in aula), il 53enne Pierluigi Barbieri, alias lo Zingaro, originario di Cervia (Ravenna) ma negli ultimi tempi domiciliato a Rubiera (Reggio Emilia). E il meccanico 55enne Claudio Nanni di Faenza, ex marito della defunta e inquadrato dalla Procura ravennate quale mandante del delitto sulla base delle verifiche della polizia. Tre i testi che hanno parlato oggi: tutte amiche della defunta citate da Stefano Tabanelli, fidanzato e promesso sposo della vittima parte civile con l'avvocato forlivese Massimiliano Starni.

"Con Stefano si frequentavano da due anni - ha riferito la prima testimone - avevano un rapporto molto bello, lei era molto felice con lui". Poco prima dell'omicidio una amica del gruppo "ci disse che si volevano sposare perché le aveva chiesto da farle da testimone. Doveva essere una sorpresa". Quando nel 2017 lei e Ilenia si erano conosciute, "mi raccontò di avere subito un'aggressione da Nanni: era andata all'ospedale e aveva una gran paura di lui". Sempre secondo le confidenze proposte dalla 46enne, "lui la umiliava dicendole che non valeva niente, che non sapeva fare niente: erano vessazioni continue".

A una seconda amica e testimone, la defunta aveva raccontato che "si stava separando e aveva diversi problemi, era stata al pronto soccorso e non lavorava. Mi disse che aveva problemi a livello economico: aveva bisogno per mangiare, aveva il frigorifero vuoto, io la aiutavo per fare la spesa e lei mi aiutava con mio padre". Quindi "alla fine di gennaio mi disse che aveva paura, che non sarebbe arrivata all'udienza del 26 febbraio", quella della causa di lavoro da 500 mila euro che Ilenia aveva promosso contro l'ex marito per gli anni di attività nell'azienda di famiglia, l'officina di lui. In particolare "aveva paura di essere ammazzata: non tanto da suo marito ma da qualcun altro perché diceva che lui non si sarebbe sporcato le mani".

L'ultima testimone ha ricordato come Ilenia e Tabanelli convivessero a settimane alterne: quando cioè la figlia della defunta e di Nanni - Arianna, parte civile con l'avvocato ravennate Veronica Valeriani - si trovava dal padre nell'ambito di una convivenza a settimane alterne con i genitori separati. "Aveva detto - ha proseguito la testimone - che era preoccupata. Una volta mi disse: 'ho vinto la causa di separazione, quando ci sarà la causa lavorativa mi fa fuori'".

Prossima udienza il 13 gennaio quando in Corte d'Assise a prendere la parola saranno i due imputati.