Ortazzo e Ortazzino, l’asta alla fine non c’è mai stata: l’immobiliare ha omesso di informare il Comune

L’area, con rogito 1 marzo 2023, è stata ceduta a trattativa privata. Il gruppo ha ritenuto di non avere alcun interesse a disfarsi della zona e non ha avvisato che la procedura da cui nasceva l’asta er a dichiarata estinta

Una recente fotografia delle zone dell’Ortazzo e Ortazzino (Zani)

Una recente fotografia delle zone dell’Ortazzo e Ortazzino (Zani)

Ravenna, 29 agsoto 2023 – C’è stata chiaramente una stimmate originaria nel rapporto intercorso, nel 2018 e 2019, fra la società Immobiliare Lido di Classe, allora in liquidazione volontaria e il Comune di Ravenna che aveva cercato un approccio per l’acquisto dei 480 ettari dell’Ortazzo e Ortazzino. Come ha precisato nei giorni scorsi il sindaco Michele de Pascale, il rapporto si interruppe perché l’area diventò "oggetto di asta pubblica" e "per un Comune partecipare a un’asta pubblica è controproducente". Il fatto è che l’asta non c’è mai stata e l’area, con rogito 1 marzo 2023, è stata ceduta a trattativa privata per un ammontare, dichiarato, di 604 mila euro alla Cpi Real Estate Italy spa (società con capitale di appena 50mila euro, presieduta dal ceco Martin Nemecek, costituita l’11 dicembre 2019 e interamente posseduta da Cp Management Property Group, fondata nella Repubblica Ceca trent’anni fa, con sede in Lussemburgo e interessi immobiliari di lusso in mezza Europa). A fronte delle affermazioni del sindaco è evidente che la Immobiliare Lido di Classe ha ritenuto di non avere alcun interesse a disfarsi dell’area e a proseguire le trattative col Comune e così ha omesso di informare palazzo Merlato che la procedura esecutiva da cui nasceva l’asta era stata dichiarata estinta. Ripercorriamo la trafila di questo snodo.

La Immobiliare Lido di Classe, società a responsabilità limitata con sede a Roma (allo stesso indirizzo di via Tevere in cui è registrata la Cpi Real Estate Italy) e con capitale di 255mila euro diviso fra Italmobiliare Spa, Banca Nazionale del Lavoro e Parsitalia che deteneva la maggioranza delle quote, era stata messa in liquidazione volontaria il 12 aprile 2017. Il 24 settembre 2021 la Sorit di Ravenna avviò azione esecutiva con trascrizione dell’atto di pignoramento, per imposte non pagate: nel dettaglio si trattava di Imu non versata al Comune e di mancato pagamento dei tributi a favore del Consorzio di Bonifica. Il procedimento seguì l’ordinario corso (la cui conclusione naturale, in caso di insolvenza del debitore, è la messa all’asta del bene pignorato) con tanto di perizia sui beni, perizia depositata alla cancelleria del giudice dell’esecuzione Paolo Gilotta il 25 gennaio 2023. Quindici giorni dopo, il 9 febbraio, la Sorit rinunciò all’esecuzione e il 14 la procedura fu dichiarata estinta. Era infatti accaduto che l’Immobiliare Lido di Classe aveva ‘tacitato’ la Sorit saldando le imposte non versate. Il che liberò il campo da qualsiasi ostacolo per la vendita dell’Ortazzo e Ortazzino a trattativa privata con la Cpi Real Estate. E senza informare il Comune. La società fin dal 19 ottobre 2022, ovvero quando ancora era in piedi la procedura esecutiva, aveva dovuto notificare l’intenzione a vendere, al Parco Delta del Po affinché l’Ente entro tre mesi potesse esercitare il diritto di prelazione. E anche su questo passaggio non c’è chiarezza: l’Immobiliare Lido di Classe sostiene che al 19 gennaio 2023 non gli era pervenuta alcuna comunicazione formale dall’Ente Parco, mentre l’Ente Parco sostiene che la volontà di esercitare il diritto di prelazione era stata formalizzata il 9 novembre (discorso a parte è il fatto che il Parco non avesse il denaro necessario). Sta di fatto che anche questo passaggio fu ‘a favore’ della Immobiliare. Un mosaico, questo raffigurato che, letto in relazione alla richiesta avanzata nel 2006 (ne scriviamo nell’altro servizio) di depennare la previsione di acquisizione pubblica dell’area, evidenzia senza ombra di dubbio la volontà di evitare che quei 480 ettari dell’Ortazzo e Ortazzino trasmigrassero al Comune o al Parco del Delta così che la proprietà potesse facilmente restare nel ‘giro’, e passare dalla Immobiliare Lido di Classe alla Cpi Real Estate Italy.

Perché? Possibile che fossero dimenticati i vincoli normativi e le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato sull’area? Non è credibile. Un ‘investimento’ proiettato a un futuro lontano? Ipotesi lunare. Ma c’è un’altra ipotesi, più ‘povera’, eppure concreta: nei 480 ettari vi sono aree ancora indicate in catasto come seminative (erano antiche risaie). Orbene, anche se, in virtù dei vincoli, in quei terreni non è possibile alcuna pratica agricola, nulla toglie che la proprietà, in virtù della non aggiornata classificazione catastale, possa avanzare richiesta di indennizzo allo Stato (lo prevede la Ue a favore delle aree tutelate) per l’impossibilità a coltivare. Un benefit (qualora conseguito) che, moltiplicato negli anni, andrebbe a costituire una specie di rendita, costante e non insignificante.