Reggio Emilia, 17 luglio 2019 - Due fratellini di 2 e 5 anni strappati ai genitori da un giorno all’altro senza un motivo specifico, affidati per un anno ad una famiglia e poi, quando avevano ormai sviluppato vincoli di affetto con gli affidatari, tolti anche a questi (con l’accusa di abusi sessuali) per essere collocati in una struttura a 80 chilometri da casa. Infine, dopo quasi quattro anni, restituiti a mamma e papà su ordine del Tribunale dei Minori che – riesaminando le carte – non ha ravvisato nei genitori fragilità tali da giustificare l’allontanamento. «Due fratellini che dovranno intraprendere un lungo percorso di cura per superare i traumi psicologici ingenerati dal modo in cui i Servizi Sociali della Val d’Enza li hanno sballottati», dice il legale. Su questa vicenda l’avvocato Stefania Plancher oggi depositerà a nome dei genitori un esposto-denuncia di 15 pagine alla Procura della Repubblica di Reggio. 

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Un vero calvario, quello a cui è stata sottoposta di una famiglia di Sant’Ilario, smembrata da un giorno all’altro nell’ottobre 2015 su ordine dei Servizi Sociali diretti da Federica Anghinolfi, principale indagata dell’inchiesta ‘Angeli e demoni’

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Originari del Sud, lui è un operaio di 45 anni, la moglie 35enne fa lavoretti saltuari. Hanno tre figli: uno di 14 anni, di 5 e una piccolina di 2. Attorno a loro una fitta rete parentale di nonni, zii e cugini. «Non sappiamo perché i Servizi abbiano allontanato i piccoli – sottolinea l’avvocato Plancher –. Erano nutriti e vestiti normalmente, andavano a scuola, non subivano maltrattamenti o trascuratezza. La famiglia era compatta e aveva già allevato un ragazzo. C’era solo una fragilità caratteriale della madre, seguita dal Csm di Montecchio, ma i suoi problemi erano sotto controllo. Gli psichiatri non la ritenevano inidonea al ruolo materno. Inizialmente con i Servizi c’era stata una fase collaborativa e la mamma era aiutata dalla nonna, poi quando questa è morta gli assistenti sociali non hanno cercato un altro sostegno». 

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Nella relazione con la quale i Servizi ottengono dal Tribunale dei Minori l’affidamento sono segnalati alcuni episodi: «Il maschietto sarebbe stato visto in strada da solo da un vicino, un’altra volta avrebbe avuto una lente degli occhiali incrinata – spiega Plancher –. Non c’è un’analisi della presunta inadeguatezza genitoriale, non si coglie un interesse dei bambini a essere allontanati. Il Tribunale si è fidato dei Servizi e non ha chiesto approfondimenti, non risultano nemmeno visite psicologiche. La legge è chiara: l’affido deve essere l’estrema ratio. Ma qui mancava tutto: il progetto quadro, il piano d’affido… Non facevano nemmeno i verbali dei nostri incontri. Ci sono state discrezionalità pura e gravissime negligenze operative». 

L’avvocato incontra più volte Anghinolfi, domanda spiegazioni e soluzioni alternative ma non ne ottiene. I bambini vengono collocati in una famiglia di Traversetolo: «Persone con grande esperienza nell’accoglienza, che collaboravano con i genitori anche se i Servizi li facevano incontrare poco». 

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I bimbi si affezionano alla coppia ma soffrono per la lontananza dai genitori: il maschietto inizia ad avere problemi di bulimia, eneuresi notturna, ha crisi di ansia, accumula oggetti. 
«Gli affidatari chiesero invano per mesi aiuto ai Servizi, l’unica cosa che ottennero è una denuncia per abusi sessuali». 

I questa fase – luglio 2017 – i fratellini sono seguiti dall’assistente sociale Sara Gibertini (indagata), mentre la loro psicologa viene sostituita dalla terapeuta del ‘Centro Hansel e Gretel’ Sarah Testa e dallo psicologo Matteo Mossini (entrambi indagati). «A fine 2017 i fratellini vengono di nuovo sradicati. Li si colloca in una struttura isolata sull’Appennino parmense, a 80 chilometri da Sant’Ilario – racconta l’avvocato –. Prima di arrivare al ricorso, io ho inutilmente scritto al sindaco di Sant’Ilario Moretti e all’assessore Bizzarri, a quello di Bibbiano Carletti… anche al sindaco di Reggio». 

I carabinieri al municipio di Bibbiano (foto Artioli)

Due i ricorsi presentati al Tribunale dei Minori che infine «ha accolto le nostre richieste nonostante l’ostruzionismo dei Servizi. I bambini in casa-famiglia costavano 140 euro al giorno; sono stati spesi 117mila euro. Quando il Consulente del Giudice ha chiesto ai Servizi di fare un programma di rientro in famiglia impiegando parte del denaro, gli è stato risposto che erano due capitoli di spesa differenti e non era possibile fare uno shift di bilancio». 

Finita la scuola, in giugno i fratellini sono ritornati a casa. Nel 2015 erano sani, oggi sono «altamente traumatizzati per la rescissione del legame familiare», hanno «un conflitto di realtà» e sono terrorizzati dal perdere di nuovo i genitori.