Reggio Emilia, 1 luglio 2019 - Imbarazzo politico, qualche maldipancia nel partito e perplessità tra i militanti. Li ha suscitati in questi giorni la capogruppo in Sala del Tricolore del M5s, l’avvocato Rossella Ognibene, ex candidato sindaco alle elezioni comunali di Reggio dove aveva preso il 14%: il legale ha infatti assunto la difesa di Federica Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali della Val d’Enza, agli arresti domiciliari per l’inchiesta sui presunti affidi irregolari di bambini che la contempla come l’indagata principale nel sistema illecito ravvisato dalla Procura.

Ognibene, che seguiva Anghinolfi sul versante delle contestazioni amministrative, si è dimessa dall’incarico in consiglio comunale. La sua duplice posizione di difensore di Anghinolfi e di amministratore pubblico grillino appariva non più sostenibile dentro il M5s, se non a costo di ambiguità dal caro prezzo politico.

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Tuonando contro gli indagati per i reati che riguardano i bambini, la vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni, vicina al vicepremier Luigi Di Maio, aveva scritto: «Che voi siate maledetti. Carcere a vita e buttare la chiave». Una posizione netta, la sua, di condanna rispetto a quanto emerso finora dagli accertamenti dei carabinieri, e non compatibile, di fatto, con il duplice ruolo di Ognibene.

I carabinieri al municipio di Bibbiano (foto Artioli)

Parole dure dovute anche a un’altra tegola caduta sul M5s, che mesi fa aveva fatto una donazione al centro di Torino ‘Hansel e Gretel’, finito al centro dell’inchiesta per l’affido del servizio di psicoterapia attribuito senza bando pubblico e gli episodi riguardanti i minori. Ora, alla luce dell’inchiesta, il M5s ha chiesto la restituzione di quel denaro che serviva al sostegno ai piccoli presunti vittime di abuso sessuale.

Così la capogruppo reggiana ha deciso di fare un passo indietro dalla politica, proseguendo la difesa di Anghinolfi – che, dicono, pare fosse sua cliente da qualche anno –, ma rinunciando all’incarico pubblico. Ognibene prosegue nel silenzio che ha tenuto in questi giorni sulla sua assistita, e anche sulla sua rinuncia al ruolo per il M5s si limita a un lapidario: «La mia è una decisione personale».

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Ognibene è anche collega di studio dell’avvocato Marco Scarpati, pure lui indagato a piede libero per un’ipotesi amministrativa. Da quanto trapela, il passo indietro di Ognibene è avvenuto in libertà, per evitare ambiguità, polemiche e, soprattutto, l’impressione di essere in rotta rispetto al partito, che sul tema della trasparenza tiene da tempo alta l’attenzione: fu la consigliera comunale del M5s Natascia Cersosimo, di Cavriago così come Ognibene, a sollevare in passato qualche dubbio sulla gestione dei servizi sociali.

Via Ognibene, a subentrare in consiglio potrebbe essere Cristian Panarari, ma su di lui pende il rischio di un’espulsione – al vaglio da parte del M5s – dopo che aveva espresso la propria preferenza al ballottaggio per il candidato sindaco del centrodestra Roberto Salati, contro l’indicazione del partito di non schierarsi. Se non toccherà a Panarari, in ordine di preferenze per voti raccolti seguono Enrico Fanticini e Lucia Sangiorgi.