Reggio è tra le 15 province italiane nelle quali è aumentata maggiormente la mortalità nel primo quadrimestre dell’anno corrente. La causa è da imputare ovviamente alla pandemia Coronavirus. Decessi che però sono considerati "evitabili" dai ricercatori. Il dato emerge dal Centro Studi Nebo – su rielaborazione dei numeri Istat pubblicati lo scorso 4 giugno – che ha disegnato le nuove ‘mappe epidemiologiche’ provinciali e regionali, stravolte dal Covid-19, facendo il raffronto con lo stesso periodo degli anni...

Reggio è tra le 15 province italiane nelle quali è aumentata maggiormente la mortalità nel primo quadrimestre dell’anno corrente. La causa è da imputare ovviamente alla pandemia Coronavirus. Decessi che però sono considerati "evitabili" dai ricercatori. Il dato emerge dal Centro Studi Nebo – su rielaborazione dei numeri Istat pubblicati lo scorso 4 giugno – che ha disegnato le nuove ‘mappe epidemiologiche’ provinciali e regionali, stravolte dal Covid-19, facendo il raffronto con lo stesso periodo degli anni precedenti, dal 2015 al 2019.

L’analisi – applicata su 7.270 dei 7.904 Comuni italiani – approfondisce la mortalità generale combinandola con la specifica cosiddetta ‘mortalità evitabile’. E prende in esame i decessi dagli 0 ai 74 anni. La soglia è stata scelta perché è quella solitamente adottata (anche a livello internazionale) per la misurazione dei decessi evitabili con appropriati interventi di prevenzione e trattamento, fenomeno che in Italia interessa due morti su tre in media. Negli ultimi 20 anni Nebo ha costantemente analizzato i decessi attribuibili a carenze di prevenzione primaria, diagnosi precoce e altre attività per la sanità pubblica con specifica attenzione alle realtà territoriali e l’esito di questi approfondimenti ha sempre evidenziato una rilevante eterogeneità tra le varie aree del Paese con un incoraggiante miglioramento nel corso degli anni. Nel dettaglio, la nostra città si attesta all’undicesimo posto in questa drammatica classifica, registrando un +33%. In Emilia solo Piacenza (4° posto con un +99%) e Parma (5° posto con un +83%) sono sopra.

Terribili le cifre – triplicate o più che raddoppiate rispetto ai parametri di paragone – in vetta, da Bergamo che segna addirittura un +147% a Lodi con un +121% fino a Cremona +101. Sono questi infatti i territori maggiormente feriti dall’emergenza sanitaria. A livello nazionale i decessi avvenuti da gennaio ad aprile 2020 tra i residenti con meno di 75 anni dei Comuni sono stati 57mila, dei quali oltre 12.600 nella sola Lombardia. Quest’ultima si è vista peggiorare nettamente il tasso standardizzato di mortalità: da 89 decessi ogni 100mila residenti (dal 2015 al 2019) a 133 (superando di gran lunga la media italiana di 104). Spaventoso anche l’incremento della nostra Emilia-Romagna che passa da 87 a 108 decessi per 100mila abitanti. Meglio è andata al Sud, dove il virus ha colpito meno: Campania e Sicilia hanno addirittura migliorato il proprio tasso scendendo rispettivamente da 121 a 115 e da 110 a 103. Ma non può essere certo una consolazione, questa pandemia fa ancora piangere tutta Italia.