Giuseppe Luciani e Secondo Malaguti (foto Giacomo Prencipe)
Giuseppe Luciani e Secondo Malaguti (foto Giacomo Prencipe)

Reggio Emilia, 29 aprile 2015 - «La sentenza rappresenta anche una condanna morale contro i comportamenti di alcune banche che costringono i clienti a fare causa, con tutti i problemi annessi, per vedere rispettati i propri diritti».

È euforico il presidente reggiano di Confconsumatori Malaguti in merito alla causa vinta da due associati, madre e figlio reggiani, contro la Banca Agricola Mantovana, condannata da Tribunale di Reggio per aver utilizzato i risparmi dei due clienti per acquistare obbligazioni emesse dalla banca stessa a loro insaputa.

Il fatto risale al 2010, quando due associati alla confederazione si recano in banca per ritirare la somma di 150.000 euro da spendere per lavori nella propria impresa. Alla richiesta del denaro scoprono che questi soldi non sono più presenti sul proprio conto corrente ma investite in obbligazioni della banca stessa senza la loro autorizzazione.

I due clienti, avendo urgenza di liquidità, si trovano costretti a rivendere i titoli, subendo una diminuzione rilevante della somma. Gli associati, di fronte al rifiuto di risarcimento da parte della banca, si rivolgono alla Confconsumatori che contribuisce ad avviare il procedimento per far valere le loro ragioni. Il 4 giugno 2014 arriva la sentenza definitiva del Tribunale che obbliga la Banca Agricola Mantovana a risarcire la somma persa, un risarcimento danni e al pagamento delle spese legali.

«È una sentenza che crea dei precedenti contro un fenomeno che ultimamente si presenta spesso – spiega l’avvocato Giuseppe Luciani, che insieme ad altri colleghi ha difeso i due associati –. Il giudice Boiardi ha valutato intelligentemente l’irregolare opera della banca, sia perché non c’era un contratto firmato dai clienti o una registrazione vocale per autorizzare l’uso di quella somma, sia perché quei risparmi sono stati utilizzati per comprare obbligazioni proprie della banca. In questo caso parliamo di un conflitto di interessi che, a maggior ragione, dovrebbe avere l’ordine scritto del cliente. Cosa che in entrambi i casi non è avvenuta».