L'avvocato Marco Scarpati (Artioli)
L'avvocato Marco Scarpati (Artioli)

Reggio Emilia -  «In questi tre mesi e mezzo ho sperato di morire. Non dormivo più e mi vergognavo a uscire di casa. Di tutta questa vicenda c’è solo un aspetto positivo - ironizza con amarezza -. Sono dimagrito quindici chili». L’avvocato Marco Scarpati non è più indagato per abuso d’ufficio in concorso nell’inchiesta ‘Angeli e demoni’: la sua posizione è stata archiviata «Non esistono angeli e neppure demoni - ribatte il legale -. Chi ha scelto questo nome ha fatto una scelta giudicante. Sento che la mia fiducia nel sistema della giustizia si è incrinata».
Avvocato, come ha vissuto quest’indagine?
«Sapevo che si stavano facendo accertamenti su di me perché più di un anno fa erano state sequestrate le mie fatture nella sede dei servizi sociali. Ma io ero certo di non aver fatto nulla. Poi, alle 7 del 27 giugno, sono stato raggiunto dai carabinieri nella mia casa e mi hanno consegnato l’avviso di garanzia Ho visto che sui giornali c’erano già il mio nome e stralci dell’ordinanza di custodia cautelare. Io l’ho avuta solo 25 giorni dopo. Sto scrivendo all’ordine degli avvocati: il segreto istruttorio non è stato rispettato. Il ministro della Giustizia indaghi».
Ha avuto conseguenze?
«Ho ricevuto lettere minatorie rivolte a me e ai miei figli: ‘Faremo patire loro ciò che tu hai fatto patire ai bambini’, hanno scritto indicando anche l’indirizzo dei miei figli. Su una c’era la croce uncinata. Eppure io i bambini finiti al centro dell’inchiesta non li ho mai visti e neppure quelli che seguo nelle altre cause. Faccio l’avvocato, non lo psicologo: da trent’anni mi occupo di diritto minorile. Da luglio non ho più letto un giornale e sono uscito da Facebook: mio figlio mi diceva che comparivano offese».
Anche i politici hanno usato toni pesanti?
«Sì, soprattutto nel M5s, anche da parte di politici reggiani. Non si può invocare che gli indagati ‘marciscano in galera’: chiederò i danni a tutti coloro che hanno usato termini esagerati».
Ritiene che gli inquirenti si siano accaniti contro di lei?
«Credo che anche nel primo atto non ci fossero gli estremi per il mio arresto. Oltretutto mi sono dimesso subito da tutti gli incarichi. Non avevo accesso agli atti e non avrei potuto inquinare le prove. Ho partecipato a un bando per il periodo 2016-2018 per i servizi legali, chiedendo anche precisazioni: mi risposero che la difesa processuale non era compresa. Bastava andare nella pagina online dedicata al bando e cliccare sulle Faq: avevo posto le domande. E non c’è stata alcuna pioggia di incarichi: in sei anni ne ho avuti 17 dall’Unione Val d’Enza, per 50mila euro, mentre il mio studio legale ogni anno ne ha in media 700, per un fatturato di tre milioni».
Ha avuto danni sul lavoro?
«Ho perso quasi tutti i clienti pubblici. Mi sono dimesso da tutti i casi che seguivo in Val d’Enza. Il mio reddito del 2019 sarà meno della metà dell’anno scorso».
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