Gani, il trapper reggiano (foto Artioli)
Gani, il trapper reggiano (foto Artioli)

Reggio Emilia, 21 febbraio 2021 - "Ciò che mi ha infastidito di più è che tanti pensano di avermi capito dopo aver visto un mio video  musicale. Nessuno si è chiesto perché...". Lo abbiamo chiesto noi a Gani, il trapper 18enne nell’occhio del ciclone per la clip del brano ‘Homie’ girato a dicembre al Villaggio Stranieri in zona arancione. Alla quale hanno partecipato un centinaio di ragazzi (31 poi multati), in cui sono comparse pistole giocattolo e spinelli, usuali nel genere musicale trap nato nei sobborghi malfamati americani. Polemiche sui contenuti, ma anche per l’assembramento privi di mascherina. Siamo andati dove tutto è successo, incontrando Gani in piazza Stranieri.
Diciotto anni, nato in Italia da genitori albanesi. Frequenta la 4ª Iti e da poco ha avviato l’iter per la cittadinanza. Un ragazzo che ragiona, profondo. Scrive testi e produce brani. E videoclip nei quali si fa aiutare dagli amici di sempre, Kacem, Eskere e Tmal, con cui lo troviamo nel quartiere. Ecco la sua verità.

L’arma: quasi certamente una riproduzione, ma priva del tappo rosso

Partiamo dal famoso video...
"Avevo coinvolto solo 7-8 amici. Poi condividendo una storia su Instagram, sono arrivati in cento. Ho detto: perché no? Sarà una clip più potente".
Con una pistola...
"Giocattolo. Non era prevista. Non so ancora di chi fosse. Ho staccato il tappo rosso per usarla come oggetto di scena. Era solo un video e avrei voluto si parlasse solo di musica".
Ma è scoppiato il putiferio...
"La polizia è entrata in casa mia alle 5 del mattino per un perquisizione. Non hanno trovato nulla. Ma, se fosse vero, sarei così stupido da pubblicare video in cui ho armi e droga...?".
Alcuni del gruppo, compreso lei, hanno precedenti...
"Se questo video l’avesse girato un ragazzo senza macchia, non avrebbe avuto clamore. E di clip girate a Reggio con armi e droga ce ne sono eh... Così come in via Emilia al sabato non ci sono assembramenti...? È che noi abbiamo un timbro che non ci scrolleremo mai. Sì, ero una testa calda. Sono stato arrestato per aggressione e ho fatto sei mesi in una comunità di recupero minorile a Bologna. Avevo solo un piccolo Mp3 con basi e beat. Mi sono avvicinato così alla musica, iniziando a scrivere. Ho capito la mia strada. Faccio volontariato in una squadra di calcio per disabili, come ‘messa alla prova’ decisa dal giudice".
Il volontariato aiuta?
"Dovrebbe essere qualcosa di non obbligatorio. Lo farei anche extra ‘messa alla prova’. Ma il sistema giustizia te lo fa vivere come un’imposizione per rimediare. Ci responsabilizzino piuttosto, offrendoci un lavoro che possa darci qualcosa in tasca. Chi esce dal carcere, è più criminale di prima, abbandonato a sé stesso e non riabilitato. Io ho trovato la mia strada da solo. Ma tanti altri no...".
Questo c’entra anche col significato di ‘Homie’...
"Certo. Qualsiasi cosa accada, dagli amici arrestati a chiunque sbagli, quando tornano qui troveranno sempre i loro legami e le amicizie. Non ci si deve abbandonare. Serve amore, non odio. Questa era il messaggio. Che le istituzioni non hanno capito".
Il sindaco Vecchi ha detto che verrebbe a trovarla...
"Avrei preferito che lo facesse e basta, senza dirlo ai giornali. Ma quando vuole, mi trova qui. Così come avrei voluto facesse la consigliera Cinzia Rubertelli prima di pubblicare il video senza sapere nulla di me... Perché i politici non dialogano con le persone e non vengono nei quartieri? Mai visti qui una sola volta".
Il Comune ha illustrato un progettone per i giovani. Con un contest trap...
"Non è ciò che serve. Avrebbero potuto coinvolgerci prima di decidere. Se volessi fare un contest, lo farei in dieci minuti, anche ora. Ai giovani servono luoghi dove fare musica. Anziché spendere milioni in chiacchiere perché il Comune non apre uno studio di registrazione? Con un custode che vigili. Sono certo che tanti ragazzi anziché stare chiusi in casa nell’apatia o andare in giro a fare cazzate, verrebbero. Ma manca la volontà. E la mentalità: Reggio è troppo chiusa, votata all’odio, all’invidia. A Milano, per esempio, ragazzi come noi sono più valorizzati e aiutati. Ma qui siamo quelli di piazza Stranieri, un posto etichettato come lo è via Turri, in cui nessuno vivrebbe. E noi giovani che cerchiamo di ribaltare questa visuale con la musica, siamo ostacolati dalle istituzioni che dovrebbero invece aiutarci".
I suoi genitori?
"Loro sono con me. Hanno visto il mio cambiamento grazie alla musica. Ma non posso chiedere loro i soldi per produrre video. Mio padre è muratore, mia madre casalinga... Sono 5 anni che chiedono la cittadinanza, c’è sempre qualche intoppo...".
Nella sua trap c’è rabbia e ingiustizia d’infanzia.
"La trap è rottura. E sì, c’è anche la rabbia accumulata da adolescenti. Crescendo, chi ha le possibilità compra vestiti e oggetti, chi non può viene estromesso. Perciò si sbaglia: rubare per permettersi ciò che non si ha. Dopo il video, chi consideravamo migliore di noi vuole diventare nostro amico. Ci son ragazzini che mi chiedono i selfie. Alcune ragazze che prima non ci calcolavano, ora chiedono di uscire. Ma è tutta apparenza. Sappiamo chi siamo, non siamo cambiati. Tutto ciò ci rafforza. Voglio vivere di musica e vogliamo avere la possibilità di coltivare passioni. Ce lo lascino fare, anche con le mitragliatrici in un video musicale se serve per trasmettere messaggi capiti dai giovani".
Vorrebbe essere un simbolo di riscatto?
"Non è il mio obiettivo. Ma se qualcuno dovesse prendermi come tale, non sbaglierebbe perché vuole dire che avrà trovato la sua strada...".