Il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi (Foto Artioli)
Il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi (Foto Artioli)

Reggio Emilia, 18 febbraio 2019 - Lo stato degli impianti. I costi degli affitti. La gestione degli orari. E poi un dialogo muto. Queste, in estrema sintesi, sono gli sfoghi che arrivano dalle società sportive di base, tutte indirizzate verso la Fondazione dello Sport, vista da tanti come un organismo che, invece di fare ‘sistema’, decide e comanda, penalizzando spesso le piccole società fondate sul volontariato. Già una voce si è sollevata pubblicamente, quella della Reggio Calcio di via Canalina, che conta più di 500 iscritti. «A giugno noi chiuderemo, se continua questa situazione». Un ultimatum vero e proprio arrivato dopo mesi di sofferenza a denti stretti, a quanto pare. Ma sono tanti i capitoli irrisolti, come la pista d’atletica ormai inagibile e la mancanza di un vero impianto Indoor. Il sindaco Vecchi ci spiega, giustappunto, che è stato individuato un capannone di 90 metri in via Gioia dove creare il nuovo spazio coperto per l’atletica leggera e non solo. Mentre il campo scoperto sarà realizzato vicino all’aeroporto, protetto da un bosco urbano. Luca Vecchi, sindaco di Reggio, ha una lunga militanza nell’atletica leggera reggiana, essendo stato per anni prima atleta e poi dirigente della Self. Conosce benissimo i problemi della disciplina e sa che interventi radicali sull’impiantistica ad oggi sono assolutamente indispensabili.

Sindaco, ci sono due pezzi forti, il nuovo impianto coperto per gare indoor e la sostituzione del vecchio Camparada con un nuovo impianto all’aperto. 
«Il nuovo impianto indoor non è più così lontano. Faceva parte del progetto per la riqualificazione delle periferie in cui il governo aveva stanziato 18 milioni di euro. Poi questi fondi sembravano essersi bloccati, ora sono di nuovo disponibili e quindi noi pensiamo di partire piuttosto presto». 
Traducendo in tempi?
«Beh, abbiamo individuato un capannone in via Gioia che è lungo 90 metri e dentro al quale ci starebbe un rettilineo per disputare la corsa sui 60 metri, piani o a ostacoli, che al coperto sono la distanza usuale a tutti i livelli. Non solo, come atletica indoor si potranno disputare anche gare di salto in lungo, salto triplo, salto in alto, salto con l’asta e getto del peso, con le relative pedane previste».
Spazio per il pubblico?
«Sarebbe all’incirca come all’impianto di Modena, in fondo al rettilineo, ovviamente non possono essere molti posti».
Sarà solo per l’atletica leggera?
«No, prevediamo uno spazio anche per il basket e per il taekwondo, una disciplina che a Reggio è cresciuta tanto».
E a che punto siamo?
«A breve partono le gare d’appalto, diciamo in marzo. Nel secondo semestre contiamo che inizino i lavori e con un po’ di ottimismo per molti atleti reggiani il prossimo inverno potrebbe già essere al coperto».
E poi c’è il Camparada, ormai in stato comatoso…
«Abbiamo fatto un incontro con le società per capire se fosse meglio un intervento radicale, oppure un campo del tutto nuovo e l’orientamento è stato quello dell’impianto nuovo».
La zona prevista?
«Dovrebbe essere vicino alla pista Cimurri di ciclismo, in zona aeroporto. Non era semplice individuare un’area che potesse essere così vasta. In questa zona c’è un bosco urbano che sta crescendo, crediamo che un impianto lì rispetterebbe la sostenibilità ambientale».
Qui i tempi sarebbero evidentemente molto più dilatati, vero?
«Siamo più indietro, partiremo con la progettazione preliminare e se tutto andrà per il meglio potrebbe essere terminato entro la fine dell’anno prossimo».
Il Camparada soffre anche la vicinanza della tangenziale, ma anche all’aeroporto non passa così lontana.
«Credo ci sia una bella differenza, nel nuovo ci sono diverse centinaia di metri, in una zona naturale e protetta».
Gli interventi sugli impianti finiscono qui?
«Abbiamo appena inaugurato la palestra ex Gil e quella del Villaggio Stranieri. Ora dobbiamo pensare anche a qualche campo da calcio sintetico e a dare una sistemazione definitiva al football americano».