La piccola Emily Formisano, di 8 anni, e la madre Renata Dyakowska, 38 anni
La piccola Emily Formisano, di 8 anni, e la madre Renata Dyakowska, 38 anni

Reggio Emilia, 3 luglio 2020 - La procura di Bolzano ha chiuso l’indagine sull’incidente costato la vita, il 4 gennaio 2019 sul Corno del Renon, a due turiste reggiane: la piccola Emily Formisano, di 8 anni, e la madre Renata Dyakowska, 38 anni, che spirò in ospedale quaranta giorni dopo l’incidente. Siegfried Wolfsgruber, all’epoca dei fatti presidente della società Funivie Corno del Renon Spa, è indagato per omicidio colposo. La Procura ha ipotizzato anche il concorso di colpa della donna che si trovava sullo slittino con la figlia. Prosciolto invece il padre e marito delle due vittime, Ciro Formisano, inizialmente indagato. Wolfsgruber è difeso dagli avvocati Paride D’Abbiero e Andreas Agethle.


Madre e figlia avevano imboccato, su uno slittino, la pista nera riservata agli sciatori anziché quella dedicata alle slitte e persero il controllo del mezzo in un tratto ripido, finendo contro un albero. Il consulente del giudice, Ernesto Rigoni, nominato perito nell’incidente probatorio, aveva rimarcato che la segnaletica era a quaranta metri dalla stazione a monte dell’impianto di risalita, anziché vicino alla pista.

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La Procura non contesta comunque la collocazione del cartello, ma altri tre aspetti: l’assenza di una scritta in italiano del divieto sul cartello, la mancanza di una chiara delimitazione del tratto iniziale della pista nera e l’assenza di barriere protettive nel punto in cui lo slittino uscì di pista. Da noi interpellati, gli avvocati Liborio Cataliotti, che assiste la madre Renata e i suoi parenti, e Silvia Zandaval, che tutela Formisano, fanno sapere di non aver ancora ricevuto l’atto dalla Procura, seppur di fronte ai suoi contenuti dichiarino "grande soddisfazione" per alcuni contenuti e battaglia su altri.

"Innanzitutto guardiamo con favore al proscioglimento di Formisano, che apre le porte alla sua costituzione come parte civile, scelta che faranno anche gli altri familiari. Riteniamo anche auspicabile che si vada verso un rinvio a giudizio del gestore". Nella primavera del 2019 la Procura aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo, anche per il gestore. Cataliotti e Zandaval chiesero un incidente probatorio a cui allegarono una perizia condotta sul luogo della tragedia da un esperto di loro fiducia.


I legali intendono far decadere l’ipotesi di concorso di colpa per la madre morta: "A nostro avviso la povera Renata non ha avuto responsabilità, che sono da individuare esclusivamente nell’inidoneità della segnaletica". E qui emerge la seconda dissonanza rispetto alla Procura: "Riteniamo che anche la collocazione non fosse corretta: il cartello era troppo lontano dalla cabinovia e per imboccare la pista non necessariamente si passava davanti al segnale. Dimostreremo che anche la posizione è stata causa della tragedia".