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4 mag 2022

Sabato si ricordano le vittime di Cernaieto

Sarà la diciottesima edizione delle cerimonia con benedizione della croce posta nel bosco dai parenti delle vittime

La croce che sarà benedetta sabato mattina alle 11,30 nel bosco di Cernaieto a Trinità tra Canossa e. Casina
La croce che sarà benedetta sabato mattina alle 11,30 nel bosco di Cernaieto a Trinità tra Canossa e. Casina
La croce che sarà benedetta sabato mattina alle 11,30 nel bosco di Cernaieto a Trinità tra Canossa e. Casina

Ricordo delle vittime di Cernaieto sabato mattina alle 11,30 nel bosco di Cernaieto a Trinità tra Canossa e Casina, tra i presenti il sacerdote don Giancarlo Denti che provvederà alla benedizione della croce. Quella di sabato è la XVIII^ edizione della cerimonia di benedizione della Croce posta nel bosco di Cernaieta da alcuni volontari e parenti delle vittime per un evento bellico accaduto nell’aprile del 1945. A celebrare la dolorosa ricorrenza del 23 aprile 1945, giorno in cui morirono 21 militi della GNR appartenenti al presidio di Montecchio, sono: l’Associazione Culturale Pietro e Marianna Azzolini, Centro Studi Italia e l’Associazione Nazionale Volontari di Guerra. Come ogni anno, saranno presenti alla cerimonia rievocativa alcuni familiari delle giovani vittime.

Stando alla nota del cav. Ivaldo Casali, inviata a nome dell’organizzazione dell’evento, il 23 aprile 1945 i 21 militi della GNR del presidio di Montecchio (RE), dopo due giorni di battaglia, si erano fidati del parroco di Montecchio, don Ennio Caraffi, "anche lui ingannato", che aveva portato loro il messaggio dei partigiani comunisti: "la resa a patto di aver salva la vita e la condizione di non subire maltrattamenti e percosse". Verso le nove del mattino i militi uscirono da "Cà Bedogni" crivellata di colpi, all’interno dell’abitazione giacevano due ragazzi feriti (gli unici che si sarebbero salvati), due legionari morti, e nello scantinato il cadavere del partigiano Lodovico Landini.

Secondo tale ricostruzione storica si apprende che: "Il vicecomandante dei partigiani, nonostante la parola data nella trattativa di resa, ordinò che tutti i militi venissero fucilati seduta stante. L’ordine però non venne eseguito per l’intervento di un superiore ed i partigiani legarono i prigionieri tra di loro, con del filo di ferro e li avviarono a piedi verso la "prigione" partigiana di Vedriano di Trinità. Vi fu poi un processo della polizia partigiana e i 21 soldati, riconosciuti prigionieri di guerra, furono uccisi insieme a tre donne, mentre nel contempo la guerra era finita.

s.b.

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