Scintille tra Anm e Camera penale: "Giù le mani dai processi"

L’Associazione nazionale magistrati difende Salvi "Corretta dialettica, chiediamo rispetto".

Scintille tra Anm e Camera penale: "Giù le mani dai processi"

Scintille tra Anm e Camera penale: "Giù le mani dai processi"

"Giù le mani dai processi". Si arroventa l’atmosfera nel processo sui presunti affidi illeciti di bambini a Bibbiano, che conta 17 imputati. A intervenire è l’Associazione nazionale magistrati, sezione Emilia-Romagna, che in una nota alle redazioni replica duramente alle parole della Camera penale reggiana, secondo cui la condotta tenuta dal pm Valentina Salvi nell’udienza del 10 giugno ha rappresentato "un "attacco alla funzione difensiva che si traduce in un attacco alla stessa idea di libertà". Secondo la ricostruzione diffusa dall’associazione dei penalisti, presieduta dall’avvocato Luigi Scarcella, il pm Salvi ha comunicato ai giudici che una testimone, la psicologa Rita Rossi, consulente tecnica del pm, non sarebbe potuta venire a causa di una malattia. L’avvocato difensore Luca Bauccio si è associato alla richiesta di un collega di disporre una visita fiscale a casa della teste e ha fatto notare che nel certificato non si specificava la malattia. Il pm ha detto che non era necessario precisarla e Bauccio ha replicato: "Credo che sia un modo molto in voga nelle zone della dottoressa (riferendosi alla teste) diagnosticare malattia senza diagnosi". Il pm ha annunciato che avrebbe trasmesso il verbale in Procura per procedere verso Bauccio per diffamazione. Il legale ha ribattuto che il pm lo ha reso bersaglio di un’intimidazione perché la diffamazione è perseguibile su querela di parte (cioè della testimone assente) e non d’ufficio, e ha ventilato a sua volta di procedere per violenza privata. Ora arriva la replica dell’Anm dell’Emilia-Romagna: "I processi si fanno in tribunale, tra parti davanti al giudice. È davvero inusitata la decisione della Camera penale di Reggio di intervenire, a processo in corso, su un fatto del processo e sulla dialettica che necessariamente lo percorre. Del tutto incomprensibile e irrituale, soprattutto dopo avere stigmatizzato i danni derivanti dalla mediaticità del processo". E ancora: "Non è accettabile che dall’esterno si cerchi di trasformare il dibattimento in un processo al pm Valentina Salvi, con un comunicato che la elegge a bersaglio". E si conclude: "Interveniamo esclusivamente per chiedere rispetto del processo e per la corretta e serena dialettica processuale che sola potrà consentire l’accertamento dei fatti e il giusto processo".

al.cod.