di Alessandra Codeluppi Un taglio alla condanna: dai dodici anni di primo grado si è passati ora a nove anni e quattro mesi. È la pena decisa a Bologna, all’esito del processo di secondo grado con rito abbreviato, per Franco Govi, il 74enne che la mattina del giorno di Natale del 2017 strangolò in bagno la sorella Franca, di 61, al culmine di un litigio nella casa di Canali dove vivevano insieme. A Reggio il pm Giacomo Forte aveva chiesto 14 anni, mentre il giudice Luca Ramponi riconobbe le attenuanti generiche, ma non nella massima misura, a differenza di quanto deciso ieri dalla...

di Alessandra Codeluppi

Un taglio alla condanna: dai dodici anni di primo grado si è passati ora a nove anni e quattro mesi. È la pena decisa a Bologna, all’esito del processo di secondo grado con rito abbreviato, per Franco Govi, il 74enne che la mattina del giorno di Natale del 2017 strangolò in bagno la sorella Franca, di 61, al culmine di un litigio nella casa di Canali dove vivevano insieme. A Reggio il pm Giacomo Forte aveva chiesto 14 anni, mentre il giudice Luca Ramponi riconobbe le attenuanti generiche, ma non nella massima misura, a differenza di quanto deciso ieri dalla corte d’assise d’Appello, presieduta da Orazio Pescatore. In primo grado erano già decaduti i futili motivi, ma l’aggravante della coabitazione era rimasta in piedi. Il tribunale bolognese non ha però accolto la richiesta di una nuova perizia psichiatrica, avanzata dagli avvocati difensori Marco Fornaciari e Nico Vaccari. In quel tragico Natale di tre anni fa, Govi stesso aveva avvisato la polizia di Stato: "Mandate un carro funebre e l’ambulanza in via Bologna: ho ucciso mia sorella". Ma poco dopo il pensionato venne scarcerato per "l’autodisciplina mostrata in 70 anni di vita irreprensibile" dal gip Giovanni Ghini, che tenne conto anche delle sue delicate condizioni psicofisiche, valutate da un dirigente Ausl nei giorni successivi all’omicidio. Così furono applicati gli arresti domiciliari: due anni li ha scontati in una struttura dell’Ausl e poi in un’altra casa alle porte della città, dove si trova tuttora. In aula ieri c’era anche Govi: gli avvocati Fornaciari e Vaccari hanno di nuovo sostenuto le lacune della perizia psichiatrica che lo definì capace di intendere e di volere, ribadito la tesi della seminfermità mentale, sostenuta dal loro consulente di parte, e chiesto una nuova perizia che la Corte non ha però concesso. "Abbiamo ottenuto la massima riduzione di pena possibile: un risultato di cui siamo soddisfatti e che gli permetterà da qui a un anno di fargli ottenere l’affidamento in prova", afferma l’avvocato Fornaciari, che annuncia un ulteriore ricorso in Cassazione "perché gli sia riconosciuta la seminfermità mentale", e non risparmia una considerazione sul risvolto più intimo dell’omicidio, non senza un appunto critico: "Lui aveva promesso al padre di seguire la sorella e così per ventun anni hanno convissuto, ma tra crescenti disagi psicologici e difficoltà che anche i servizi avrebbero dovuto contribuire a risolvere. Poi un giorno lui ha agito d’impeto, ma si è subito pentito. E nonostante il suo grave gesto, in carcere erano andati a trovarlo più di venti persone, per fargli sentire la loro vicinanza". L’avvocato Vaccari parla di "pena giusta, considerato il contesto della famiglia in cui è avvenuto l’omicidio". E ora, dopo lo sconto e la possibile prospettiva dell’affidamento ai servizi sociali, "un uomo con una storia così difficile alle spalle e ormai anziano - dice Fornaciari - potrà forse trovare un po’ di sollievo".