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19 ago 2021

Reggio Emilia, trovato latitante in fuga da 14 anni con l'accusa di aver ucciso la moglie

Marcio Rocha da Silva, brasiliano 40 anni, è accusato di aver commesso il reato nel 2007 per intascare i soldi dell’assicurazione: scoperto in un hotel

Un’auto dei carabinieri in centro a Reggio: l’operazione compiuta martedì sera ha portato all’arresto di un latitante brasiliano
Un’auto dei carabinieri in centro a Reggio

Reggio Emilia, 19 agosto 2021 - Lo cercavano da 14 anni. Da quando, nel 2007, era fuggito dal Brasile e aveva fatto perdere le proprie tracce. Lo cercavano da 14 anni perché era accusato di aver ucciso la moglie, soffocandola durante un rapporto sessuale e buttandola poi nel fiume per fingere che fosse affogata.
Un delitto che, secondo gli investigatori brasiliani, sarebbe stato commesso con il fine di intascare il cospicuo premio dell’assicurazione sulla vita stipulato dalla consorte.

Lo cercavano da 14 anni e, probabilmente, il brasiliano 40enne Marcio Rocha da Silva credeva che la giustizia si fosse dimenticato di lui e delle accuse, pesantissime, che gravavano sul suo capo. E per questo, presumibilmente, ha commesso qualche errore che ha permesso ai carabinieri di Reggio di individuarlo in un hotel cittadino e di arrestarlo.
A eseguire l’arresto del cittadino sudamericano, che si è poi scoperto aver vissuto in Germania per tutti questi 14 anni, la sezione radiomobile della compagnia di Reggio Emilia che ha eseguito il mandato internazionale. L’uomo, come detto, è stato localizzato in un hotel della città dove soggiornava per motivi turistici con la nuova compagna e i due figli, quasi certamente tutti all’oscuro dell’accusa che pendeva sull’uomo e di quanto era successo nel 2007 in Brasile. L’arresto, ai fini estradizionali, è stato reso possibile dopo che il collaterale servizio Interpol ha esteso le ricerche in ambito internazionale per la cattura dell’uomo che in Brasile era colpito, sin dal 5 settembre 2017, da un ordine di cattura emesso dall’Autorità Giudiziaria di Cruzeiro do Sul, per il reato di omicidio.

L’uomo, dopo il grave fatto di sangue e l’accusa a lui mossa era fuggito dal Brasile trasferendosi, stando a quanto accertato ora dai carabinieri reggiani, in Germania. Dalla Germania, in questi giorni, ha raggiunto l’Italia soggiornando in un hotel di Reggio Emilia dove martedì sera è stato localizzato dai carabinieri della sezione radiomobile che, accertata l’identità e verificata nella Banca Dati dell’Interpol il provvedimento pendente a suo carico, lo hanno fermato e condotto in caserma.
Negli uffici di Corso Cairoli i militari reggiani, per il tramite del Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale della Polizia Criminale – Servizio di Cooperazione Internazionale – 5° Divisione S.I.Re.N.E., hanno poi ricevuto il provvedimento che confermava il mandato internazionale dando esecuzione all’arresto provvisorio del 40enne operato ai fini dell’estradizione in Brasile.

L’uomo è stato quindi tradotto in carcere a disposizione delle competenti autorità giudiziarie che dovranno ora valutarne l’estradizione nel suo Paese. Stando all’accusa il 40enne nell’agosto del 2007 si sarebbe recato con la moglie nel fiume Igarape Preto dove, in un momento di intimità, avrebbe soffocato la donna completando poi l’opera gettandola nel fiume e affogandola.
Durante le investigazioni il 40enne era stato trovato in possesso di 190.000 real (poco più di 30 euro) e stando all’accusa intendeva ritirare la somma prevista per l’assicurazione sulla vita della moglie ammontante a 800.000 real, una cifra vicina ai 130mila euro. Il suo piano, però, non funzionò e l’uomo venne accusato di aver ucciso la moglie soffocandola. L’uomo riuscì, però, a scappare e a far perdere le proprie tracce prima dell’arresto. In questi 14 anni è vissuto in Germania, dove si è rifatto una vita costruendosi una nuova famiglia. Una seconda vita che, però, è stata interrotta dai controlli dei carabinieri.
Ora scatterà l’iter dell’estradizione contemplato dagli art. 697 al 719 del Codice di Procedura Penale e l’uomo dovrebbe tornare in patria per rispondere dei reati che gli sono stati attribuiti e per i quali, fino ad oggi, non era mai stato processato.
 

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