A sinistra il professor Giuseppe Sandro Dima, a destra Rino Soragni (Artioli)
A sinistra il professor Giuseppe Sandro Dima, a destra Rino Soragni (Artioli)

Reggio Emilia, 4 dicembre 2019 - La grande distribuzione alimentare della provincia di Reggio finisce sotto la lente d’ingrandimento dell’osservatorio prezzi di Federconsumatori Modena, che insieme alla sede reggiana dell’associazione ha condotto un’indagine dai risultati molto interessanti e che indica la nostrta città tra le più care in Italia.

Una considerazione preliminare va fatta sull’aumento dei prezzi, che negli ultimi quattro anni hanno superato, come detto, sia i trend regionali che quelli nazionali (dati Istat). A questo segue uno sguardo attento sui metri quadri di superfici di vendita: Reggio è ultima in regione, il che lancia una riflessione sul fatto che «ci sia ancora molto spazio per far aumentare la concorrenza e quindi abbassare i prezzi», ha considerato il presidente di Federconsumatori Reggio, Rino Soragni. Quanto alle tipologie di punto vendita poi, va fatto un distinguo tra supermercato (tra i 250 e i 2500 metri quadri di superficie) e ipermercato (oltre i 2500). Se i primi spopolano nella città del Tricolore, i secondi ci vedono nuovamente ultimi nella classifica regionale per presenza di ipermercati, che normalmente hanno prezzi più bassi.

«A Reggio - ha spiegato il professor Giuseppe Sandro Dima - ci sono 29 metri quadri di ipermercato per mille abitanti, a Modena invece 116». La competitività nel panorama reggiano è zoppicante, ma la nota d’onore va, secondo Soragni, all’altissima presenza di supermercati, «altrimenti definibili ‘mercati di vicinato’ - ha descritto il presidente -. Trovo che sia molto positivo sia per un valore sociale che questo tipo di rete può avere, ma anche per il minore impatto ambientale data la non necessità di dover fare tratti più lunghi in auto». L’indagine dell’osservatorio che ha interessato 18 punti vendita (di cui solo 1 ipermercato), mette in evidenza anche esempi virtuosi sul fronte dei prezzi concorrenziali. «Scandiano ad esempio - continua il professore - ha un alto livello di competizione tra insegne e un livello di prezzi poco superiore a quello di Reggio». Lo stesso non si può dire di Correggio e Guastalla, dove i prezzi interi superano la città di quasi due punti percentuali.

«In generale però - continua - la rete reggiana presenza una forbice di prezzi troppo ampia: tra il supermercato più caro e quello meno caro si raggiunge una differenza anche del 20%. Che tradotto nella spesa di una famiglia tre persone diventano circa mille euro all’anno».

Ma quanto costa quindi mediamente un carrello di spesa? L’osservatorio ha campionato 72 prodotti alimentari di vario tipo che potessero essere reperibili nella categoria ‘grandi marche’: un carrello in questo caso può costare mediamente 200 euro. La stessa metodologia è stata applicata ai prodotti cosiddetti ‘private label’, ovvero con lo stesso marchio del punto vendita, e poi ai ‘primi prezzi’, ossia i prodotti a prezzi più bassi.

Per queste due ultime categorie sono stati analizzati i costi di rispettivamente 67 e 72 prodotti. Il risultato è che per una spesa ‘private label’ si spende in media 110 euro e per una a ‘primi prezzi’ 109. Il comun denominatore di tutte le categorie è il Super Rossetto: l’unico supermercato che si dimostra il più conveniente, a Casalgrande per le ‘grandi marche’ e a Reggio per i ‘private label’.

«A confronto con la provincia modenese - ha aggiunto il professor Dima - troviamo situazioni analoghe, prima fra tutte lo stesso livello di competitività dei prezzi a Sassuolo come a Scandiano. Però a Modena, ricordiamo, hanno molti più ipermercati e molto ben distribuiti sul territorio». «Trovandosi nella situazione attuale, di fronte alla differenza tra supermercati e ipermercati - ha concluso Soragni - a mio avviso c’è da porsi una domanda, per instillare una riflessione: cos’è meglio, avere prezzi più alti ma vicini o doversi spostare per trovarne di più bassi?».