Francesco Borghesi, otorinolaringoiatra a Villa Verde
Francesco Borghesi, otorinolaringoiatra a Villa Verde

Reggio Emilia, 28 ottobre 2019 - Tra le cause della difficoltà respiratoria c’è l’ipertrofia dei turbinati del naso. Nella rubrica «Carlino Salute» - in collaborazione con Villa Verde – ne parliamo con il dottor Francesco Borghesi: otorinolaringoiatra alla casa di cura.
Dottor Borghesi, che cosa sono i ‘turbinati’?
« I turbinati sono posizionati sulla parete laterale della fossa nasale, tre per lato, costituiti da una lamella ossea rivestita da un tessuto mucoso riccamente vascolarizzato, soggetti a variazione di dimensioni. La loro funzione è di filtrare, umidificare e scaldare l’aria che si respira. Fisiologicamente i turbinati si ‘gonfiano’ alternativamente da un lato e dall’altro ogni 4-6 ore circa. Ovviamente di tratta di un aumento di volume modesto, non percepito, che non crea alcun fastidio e senza alcuna conseguenza».
Quando possono creare fastidio?
«Quando l’aumento di volume diventa eccessivo e crea insufficienza respiratoria, succede per le forme allergiche da polline, acari, muffe e peli animali. Altri fattori sono l’aria condizionata e il fumo, poi ci sono alcune alterazioni ormonali, come l’ipertiroidismo e alcuni farmaci, come gli antidepressivi e antipertensivi o i decongestionanti nasali, se in eccesso. Infine le riniti cellulari».
Quali sono i sintomi?
«L’ostruzione nasale alternata con presenza di secrezioni di muco nelle forme allergiche. La notte il fenomeno peggiora e si può russare (con o senza apnee). Possono presentarsi anche cefalee. Un campanello d’allarme può essere anche un raffreddore che duri oltre una settimana».
Come si stabilisce la diagnosi di questo disturbo?
«Attraverso un esame obiettivo condotto attraverso un’endoscopia nasale, un test di decongestione e prove che mettano in evidenza eventuali allergie».
Quali sono le risposte che dà lo specialista?
«Una prima risposta è la terapia medica, con antistaminici, cortisonici, soluzioni saline ipertoniche. Non si tratta, nella gran parte dei casi, di interventi risolutivi, spesso è necessario intervenire chirurgicamente».
In che cosa consiste questo intervento chirurgico?
«Intanto va detto che si tratta di interventi eseguiti in anestesia generale. Quello da più tempo praticato consiste nella riduzione dei turbinati attraverso il calore, richiede un breve ricovero e la necessità di tamponi per un paio di giorni. Di recente concezione è la turbinoplastica mini invasiva con radiofrequenza, possibile in anestesia locale. Non richiede ricovero né tamponi ed etrambi gli interventi non presentano dolore post operatorio e offrono lo stesso risultato».
Questa patologia colpisce in particolare determinate categorie?












«No. Può colpire a tutte le età, in uguale misura tra maschi e femmine»