Rimini, 11 dicembre 2016 - In politica le cose cambiano alla svelta. In appena sei mesi SuperGnassi, trionfatore delle amministrative di giugno, sembra aver perso i suoi magici poteri. Intendiamoci: continua a inseguire con successo ladri e farabutti. Ma neppure lui ha evitato una clamorosa batosta a Matteo Renzi che a Rimini ha ottenuto uno dei peggiori risultati in Regione tra le città capoluogo. Qualcuno già si spinge più in là. E vede nella caduta del premier la crisi del ‘Gnassismo’: un modello di governo caratterizzato dalla figura del sindaco, da uno spiccato decisionismo e da una scarsa propensione al confronto e alla concertazione. I due, Gnassi e Renzi, si assomigliano. Ma in questo caso le loro storie non sono sovrapponibili.

Il primo, a differenza del secondo, è legittimato dal voto popolare. Tanti riminesi, anche di schieramenti politici contrapposti, condividono il suo progetto di cambiamento della città e gli hanno dato il loro voto per realizzarlo. Gnassi, nonostante la valanga di ‘No’, resta saldamente in sella, Renzi se ne torna a casa. Ma se il risultato del referendum non destabilizza il sindaco, di certo lo ridimensiona. Il successo elettorale di giugno era evidentemente amplificato dall’assenza dei grillini. Stavolta, invece, malcontento e protesta sono tornati a farsi sentire. Un campanello d’allarme che anche SuperGnassi non può ignorare.