Un intervento di chirurgia (foto d'archivio)
Un intervento di chirurgia (foto d'archivio)

Rimini, 18 marzo 2019 - Si è lasciata tentare dalla proposta di interventi estetici per migliorare il suo fisico durante la degenza in una casa di cura della provincia per un’altra operazione, al ginocchio, per l’esattezza.

Ma adesso, a distanza di due anni, ne paga ancora le conseguenze: «Non posso più indossare il bikini perché ho il ventre completamente deturpato e non posso minimamente stare al sole perché la ferita all’addome mi brucerebbe. Sotto l’occhio mi è rimasto una sorta di grande grumo per un filler non richiesto e uno dei miei seni è asimmetrico», racconta Danila Micheli, imprenditrice cinquantenne, che è assistita, nella sua battaglia legale, dall’avvocato Patrizia Pugliese.

La donna, infatti, tramite il suo legale, ha iniziato una causa civile contro la clinica privata del Riminese e contro i medici che l’hanno avuta in cura. La richiesta danni non è stata ancora ufficialmente quantificata, ma potrebbe aggirarsi sul mezzo milione di euro.

Un calvario, quello dell’imprenditrice svizzera, iniziato nell’estate di due anni. «Nel luglio del 2017 –spiega la Micheli– vengo qui nel Riminese per sottopormi ad un intervento al ginocchio in questa casa di cura. Mentre sono ricoverata, mi informo se nella struttura effettuino anche interventi estetici. Dopo un paio di giorni mi fanno incontrare il loro chirurgo che viene da fuori provincia. Ci mettiamo d’accordo per una addominoplastica e per risollevare il seno».

Arriviamo a settembre 2017. Alla donna, prima di entrare in camera operatoria, il chirurgo promette di farle un regalo: un filler al volto per sembrare più giovane. Gli esiti dell’intervento non sono, però, quelli sperati: «Il giorno dopo noto subito una perdita di sangue al seno– spiega l’imprenditrice–, ma in clinica non chiamano il chirurgo che mi ha operato. Vengo affidata ad un altro dottore che mi strappa via con forza le medicazioni che mi avevano applicato»: Le condizioni della donna non migliorano.

Resta in zona per sottoporsi quasi quotidianamente ad ulteriori controlli e medicazioni, senza successo. «Solo una volta rientrata a casa, entro in una clinica di Milano per che mi permette di estirpare l’infezione che si era venuta a creare. Ma il rigonfiamento sotto l’occhio ed il seno asimmetrico restano. Così come mi è restata la zoppia: infatti, per curare i danni che mi erano stati procurati dall’intervento estetico, ho dovuto sospendere la fisioterapia che stavo effettuando per la riabilitazione post operatoria al ginocchio».

L’imprenditrice così si rivolge all’avvocato Pugliese per avere giustizia. «Organizziamo un incontro alla casa di cura, ma gli amministratori temporeggiano–spiega l’avvocato Pugliese– così facciamo partire un ricorso per accertamento tecnico preventivo ai fini conciliativi, ma i tempi vengono continuamente dilatati, tanto che pochi giorni fa ho presentato un’altra istanza in tribunale perché i tecnici nominati dal giudice non hanno ancora consegnato la bozza della perizia».

E l'imprenditrice ancora aspetta. «Noi però stiamo vagliando anche di sporgere denuncia contro la casa di cura e i medici per lesioni personali gravissime e di far partire anche una segnalazione all’Ordine dei medici contro i periti del tribunale che ancora non hanno depositato le consulenze–concludono insieme l’avvocato e la sua cliente– vogliamo solo avere giustizia dopo tutto quello che è accaduto».