Conti in tasca ai bagnini "Il fatturato? In Riviera guadagniamo la metà Non viviamo di rendita"

Secondo l’indagine di Nomisma le imprese del settore balneare in Italia hanno un giro d’affari medio di 260mila euro all’anno. Vanni e Pagliarani: "Ma qui ristoranti e chioschi non fanno fanno parte degli stabilimenti".

Conti in tasca ai bagnini  "Il fatturato? In Riviera  guadagniamo la metà  Non viviamo di rendita"

Conti in tasca ai bagnini "Il fatturato? In Riviera guadagniamo la metà Non viviamo di rendita"

di Mario Gradara

"I dati sul fatturato medio del titolare di una concessione di spiaggia in Italia non sono raffrontabili con quelli del Riminese, perché qui la situazione è differente: ristoranti e chioschi bar non fanno parte dello stabilimento balneare, sono concessioni e gestioni diverse e separate". Il presidente del Consorzio balneari marina riminese Fabrizio Pagliarani e il presidente di Confartigianato Imprese Demaniali, Mauro Vanni, intervengono sui sorprendenti dati emersi nei giorni scorsi da uno studio di Nomisma dedicato al settore balneare. Ovvero, in Italia uno stabilimento vanta una media di 260mila euro di fatturato annuo. Una media che, come nel celebre caso del mezzo pollo a testa, comprende sia i fatturati milionari di alcuni bagni della Versilia, sia quelli delle piccole spiagge con quattro ombrelloni in croce.

"Da noi ristoranti e bagni hanno gestioni diverse – attacca Pagliarani –. Non sono situazioni raffrontabili con il bagno di Briatore che fattura milioni e ha 160 dipendenti". "Nel Riminese – prosegue Vanni – a differenza che nel resto d’Italia, compresa la vicina Cesenatico, i bagni non comprendono il ristorante, salvo poche eccezioni. Per questo il fatturato si dimezza rispetto a quello nazionale, o comunque in media non supera i 140-150mila euro a stagione, con i piccoli stabilimenti che si attestano sui 50-60mila euro". La stessa analisi di Nomisma indica che in base ai servizi erogati cambia notevolmente anche il numero degli addetti: restando sulla costa emiliano romagnola, si va dai dieci in media nel Ravennate e Ferrarese, ai quattro addetti del Riminese. "Il motivo è quello appena spiegato", continua Vanni. Sempre per Nomisma l’Emilia Romagna conta quasi mille imprese balneari, il 15% del settore. Seguono Toscana e Liguria. L’età media dei titolari va dai 40 ai 64 anni, e solo uno su 10 è un giovane imprenditore. In settore produce 11 miliardi di indotto.

Vanni elenca anche le spese obbligatorie: "Non ci sono – osserva – soltanto quelle di gestione, come gli stipendi degli addetti e le tasse, e gli investimenti, che pure pesano, ma quelle legate alla concessione stessa: siamo tenuti a garantire il servizio di salvataggio, circa 10mila euro a bagno, la sicurezza anche notturna, stessa cifra, la pulizia dell’arenile tutto l’anno, la sistemazione della duna, 2mila euro, e a versare le imposte comunali, Tari in primis. E poi le spese per rinnovo attrezzature e arredi. Il costo della concessione – conclude il presidente di Confartigianato Imprese Demaniali – è una parte minoritaria in tutto questo. Insomma il bagnino non vive certo di rendita".