L’ex presidente della Rimini Yacht latitante in Libia è da oltre due mesi rinchiuso nel carcere all’interno dell’aeroporto di Tripoli
L’ex presidente della Rimini Yacht latitante in Libia è da oltre due mesi rinchiuso nel carcere all’interno dell’aeroporto di Tripoli

Rimini, 16 gennaio 2018 - Il destino di Giulio Lolli è destinato a ripetersi. Per la seconda volta, il carcere di Tripoli dove l’ex presidente della Rimini Yacht si trova detenuto è stato assaltato: ci sono morti e feriti, e non si sa se lui è tra questi.

Dalla Libia arrivano notizie frammentarie e confermate solo a metà. Il carcere si trova all’interno dell’aeroporto Mitiga, dove sono rinchiuse oltre 2.500 persone. Dalle prime informazioni, sembrava che gli autori dell’assalto fossero terroristi appartenenti alle organizzazioni di Stato Islamico, al-Qaeda e altri gruppi, decisi a liberare alcuni detenuti. Verso sera però avrebbrero precisato che lo scontro sarebbe stato invece tra milizie rivali. Gli scontri violentissimi sarebbero iniziati all’alba e le autorità confermano la morte di almeno venti persone (c’è chi dice 50), oltre a decine di feriti, di cui alcuni in gravi condizioni, che sarebbero stati portati all’ospedale di Misurata, a 200 km da Tripoli. Se le vittime siano militari o civili però non è stato precisato. Ieri sera, il governo di accordo nazionale informava che vari assalitori erano stati catturati dalle forze di sicurezza e che l’aeroporto era tornato sotto controllo.

Mitiga è il carcere dove da oltre due mesi fa è rinchiuso Lolli, trascinato via dalla casa dove vive con la nuova moglie libica. A prelevarlo sono stati quelli della Rada Force, potentissima milizia speciale che danno vicino a un ministro altrettanto potente. E che probabilmente è entrata in contrasto con quella guidata da Lolli. L’accusa nei confronti dell’italiano non è stata formalizzata, si sa soltanto che è chiuso in isolamento e per molte settimane nessuno era riuscito a raggiungerlo. Solo poco tempo fa il suo avvocato libico ha ottenuto un breve colloquio, ma sul motivo per cui si trova rinchiuso lì dentro è ancora buio fitto. La voce che gira è che lo considerino una spia, ma è più facile che si sia trattato di un pretesto per toglierlo di mezzo. E per avere da lui informazioni sul suo gruppo. A confermarlo ci sarebbe il fatto che molti degli uomini che Lolli comandava nei suoi servizi contro l’immigrazione clandestina sulle coste, sono spariti dalla circolazione. Ma in quel Paese di ufficiale non c’è nulla, nemmeno le imputazioni nei confronti dell’ex re della nautica, fuggito dall’Italia dopo il colossale buco della Rimini Yacht. Avventuriero fino al midollo, Lolli è riuscito a rifarsi una vita anche in quella terra devastata. Difficile pensare che sia finita qui.