Italia-Messico, vince il cibo. La missione di chef Matteo

Matteo di Monaco, un italiano emigrato in Messico, ha aperto un ristorante a Città del Messico chiamato "Come dalla nonna Anna". Ha portato la cucina romagnola nel paese, offrendo piatti come tagliatelle e piadina. Ha anche creato un Lambrusco appositamente per il mercato messicano. Il ristorante funge anche da centro culturale, proiettando film di Federico Fellini. Matteo si considera un ambasciatore del Made in Italy e ha ottenuto un grande successo con la cucina romagnola in Messico.

Italia-Messico, vince il cibo. La missione di chef Matteo
Italia-Messico, vince il cibo. La missione di chef Matteo

A Città del Messico l’insegna del suo ristorante recita "Come dalla nonna Anna". Bello stampato grande poi c’è il Ponte di Tiberio e il nome della città, Rimini, a caratteri cubitali. Matteo di Monaco, riminese, da nonna Anna ha imparato tutto, soprattutto a fare le tagliatelle, la piadina e i cassoni. Dalla nonna apprende poi il fiuto del business. Cervello in fuga, originario di Milano, con casa in Brianza, figlio di mobilieri, Matteo di Monaco (41 anni) è cresciuto fin da piccolo con la nonna a Rimini, dove ha fatto le scuole. Nel 2015 dice addio all’Italia, lasciando un lavoro come responsabile marketing. In Messico Matteo si improvvisa un lavoro da private chef, durante la pandemia. Porta la cucina romagnola nelle case più blasonate della capitale messicana. I sapori veri delle nostre colline, come l’olio d’oliva, il ragù e quanto di più saporito.

Hai portato il Lambrusco in Messico?

"Ho chiuso un accordo fra Caviro con un distributore locale per creare un Lambrusco ad hoc per la grande distribuzione. Poi la filiera del caffè. Creo quindi una portfolio prodotti che rispecchia le mie passioni e fondo nel 2020 la mia impresa col nome di Cucina Matte. E organizzo eventi nelle case come private chef".

E il ristorante?

"A fine 2023 ho aperto gli headquarter del mio brand Cucina Matte nel quartiere San Rafael di Città del Messico. Lo considero come un centro culturale, oltre che un ristorante, è un salone di eventi relativi al marchio che porta la storia della mia vita".

E la nonna riminese?

"Il valore chiave di questo progetto è mia nonna Anna. Uso il suo criterio che usava per comprare gli ingredienti a Rimini dal macellaio. Con lo stesso atteggiamento compro gli ingredienti. La tagliatella la faccio con la carne che conosco, ho un controllo della filiera di tutti prodotti che utilizzo".

C’è tanto Made in Italy nella tua strategia?

"Sfrutto le mie esperienze. Spingo il Made in Italy ma non escludo Spagna e Francia".

Ti manca Rimini?

"Nel mio locale proietterò i film di Federico Fellini, la Dolce Vita, il nostro modus vivendi. Preparo anche piada e cassoni, ma senza strutto".

Tornerai?

"Se fatturo torno".

I messicani le mangiano le tagliatelle?

"Ogni volta che i clienti mi chiedono da dove vengo, gli rispondo Rimini. Rimini per loro è l’Acapulco d’Italia. La cucina romagnola per i messicani è il meglio".

Andrea G. Cammarata