"Impossibile pagare le spese, non possiamo lavorare in perdita, chiudiamo". Un annuncio che sembra un necrologio, e in effetti lo è dal punto di vista imprenditoriale. E’ stato pubblicato su Facebook dai gestori di uno dei più rinomati ristoranti del riminese, "E’ Croin" di Villa Verucchio, all’interno della Tenuta Amalia. Gettano la spugna "con enorme dispiacere e amarezza" coloro che avevano fondato il locale, otto anni fa come soci, Alberto Lombi, santarcangiolese, e Morena Paci, riminese residente in località San Paolo. "Il...

"Impossibile pagare le spese, non possiamo lavorare in perdita, chiudiamo". Un annuncio che sembra un necrologio, e in effetti lo è dal punto di vista imprenditoriale. E’ stato pubblicato su Facebook dai gestori di uno dei più rinomati ristoranti del riminese, "E’ Croin" di Villa Verucchio, all’interno della Tenuta Amalia.

Gettano la spugna "con enorme dispiacere e amarezza" coloro che avevano fondato il locale, otto anni fa come soci, Alberto Lombi, santarcangiolese, e Morena Paci, riminese residente in località San Paolo. "Il nostro locale – racconta Morena, il cui marito lavorava in cucina – è andato bene fino al 2019. Anche la scorsa estate abbiamo lavorato. Ma quello che ci ha davvero tagliato le gambe è stata la seconda ondata del Covid, o meglio i provvedimenti restrittivi che il governo ha imposto al nostro settore". Troppo pesanti per continuare? "Devastanti – prosegue la donna –, non potevamo restare aperti, continuare a lavorare solo per rimetterci dei soldi. Abbiamo chiuso la partita Iva del locale il 31 dicembre, dopo quasi un decennio, con molto dispiacere. Non solo per noi, ma anche per i nostro collaboratori, cinque dipendenti che erano stati messi in cassa integrazione, e adesso con la chiusura non so come farano. A noi dispiace davvero tantissimo, per noi e per i nostri clienti, tantissimi dei quali erano diventati amici".

Il locale proponeva da sempre menu tradizionali, all’insegna della cucina romagnola, ma anche pizze e a hamburger, cucinati in maniera creativa. "Ci hanno imposto restrizione pesantissime – prosegue Morena Paci –, che hanno chiuso i rubinetti degli incassi, mentre affitti, costo del personale, bollette di acqua, luce, gas e tasse e imposte continuavano a correre". "Uno dei problemi è stato il fatto che la proprietà non ha accettato in alcun modo una qualche riduzione nell’affitto".

Tema sollevato di recente anche dallo stesso presidente provinciale dei ristoratori iscritti a Fipe Confcommercio, Gaetano Callà ("chi è in affitto rischia di essere il primo a saltare").

Insomma, game over per la bella avventura di E’ Croin, vittima economica del Covid. "Non potevamo tirare avanti con asporto e delivery – proseguono i titolari –, qui siamo in campagna, non in città. Le persone sono abituate a farsi da mangiare da sole, se non escono per andare al ristorante. E poi eravamo in una posizione troppo defilata. Ci abbiamo provato per qualche tempo, ma non funzionava. A questo si sono aggiunte le aperture a singhiozzo, e le restrizioni successive". Poca roba anche in tema ristori: "C’è arrivato qualcosa a primavera, altri soldi a novembre, ma sono gocce nell’oceano". E ora? "Speriamo in tempi migliori".

Mario Gradara