L'intervento da record ha impegnato i chirurghi per 18 ore
L'intervento da record ha impegnato i chirurghi per 18 ore

Rimini, 6 aprile 2021 - E’ stato sottoposto a un intervento al cuore, ma dopo tre giorni dalle dimissioni dall’ospedale Infermi di Rimini, è morto. A soli 45 anni. Vittima un ristoratore di Misano. Adesso, a distanza di tre mesi dalla morte, il suo corpo verrà riesumato per poter effettuare l’autopsia. Così ha deciso la Procura di Rimini che ha disposto la riesumazione della salma proprio per consentire l’esame autoptico. Un’indagine che possa chiarire le cause che hanno portato al decesso del quarantacinquenne e le eventuali responsabilità del personale sanitario che lo ha avuto in cura.

A chiedere l’intervento della magistratura è stata la famiglia del ristoratore che, seppur distrutta dal dolore, tramite l’avvocato Stefano Caroli, ha presentato un esposto in Procura. L’ipotesi di reato è omicidio colposo, ma al momento non risultano iscritti nel registro degli indagati.

La vicenda nasce durante il periodo natalizio: l’uomo aveva avuto un infarto e si era rivolto all’ospedale di Cattolica in un primo momento. L’elettrocardiogramma aveva segnalato un’anomalia cardiaca. Così il ristoratore era stato trasferito a Rimini, nel reparto di Emodinamica, per essere sottoposto alle terapie del caso, tra le quali anche una coronarografia e un’angioplastica. Durante i due giorni gli era stato inserito uno stent. Gli stessi sanitari avrebbero definito il risultato finale ’buono’.

Insomma, il peggio sembrava passato tanto che il ristoratore era stato dimesso il 30 dicembre scorso. Lo aspettava una convalescenza a casa e una visita di controllo dopo un paio di mesi per monitorare il suo cuore. Ma la situazione, all’improvviso, è degenerata tanto che l’uomo il due gennaio chiudeva gli occhi per sempre. Sconvolti da quella morte arrivata repentina, i famigliari si sono così rivolti ad un anatomopatologo, il dottor Pier Paolo Balli per sapere se il decesso del loro caro possa essere, in qualche caso, ricollegabile ad una negligenza riguardo a possibili approfondimenti diagnostici non effettuati. Lo specialista, dopo aver esaminato la documentazione medica, ha spiegato che quello che era stato riportato non era sufficiente per spiegare i reali motivi che hanno causato il decesso del quarantacinquenne di Misano. "Per valutare il tutto, serve l’autopsia", ha detto l’anatomopatologo.

Ma il corpo del ristoratore era già stato tumulato due giorni dopo il decesso. Così i familiari hanno deciso di presentare un esposto in Procura per far sì che venisse disposta l’autopsia. Una volta aperta l’inchiesta, il sostituto procuratore Davide Ercolani, a sua volta, ha nominato un consulente. Si tratta dell’anatomopatologo, Guido Pelletti, che ha convenuto anche lui sulla necessità di effettuare l’esame autoptico.

A distanza di tre mesi, venerdì prossimo verrà così riesumata la salma dello sfortunato ristoratore. Soltano con l’autopsia si potranno quindi chiarire le circostanze che hanno portato alla sua morte e soprattutto si potranno conoscere eventuali responsabilità di chi ha avuto in cura a suo tempo il ristoratore misanese.