Il manifesto affisso sulle strade della Repubblica dal comitato per il no «Uno di noi»
Il manifesto affisso sulle strade della Repubblica dal comitato per il no «Uno di noi»
di Donatella Filippi Un manifesto elettorale scatena la bufera sul Titano. Tra sedici giorni i sammarinesi andranno alle urne. Saranno loro, come recita il quesito referendario, a decidere se legalizzare l’aborto entro le dodici settimane, e oltre questo termine se c’è un pericolo di vita per la donna o se ci sono gravi malformazioni del feto. La campagna sul referendum in calendario il prossimo 26 settembre è appena iniziata e a scatenare le polemiche sui social è il manifesto affisso sulle strade della Repubblica dal comintato per il no ‘Uno di noi’. "La strumentalizzazione di questo messaggio è totalmente inopportuna e ne prendo completamente le distanze", scrive proprio sui...

di Donatella Filippi

Un manifesto elettorale scatena la bufera sul Titano. Tra sedici giorni i sammarinesi andranno alle urne. Saranno loro, come recita il quesito referendario, a decidere se legalizzare l’aborto entro le dodici settimane, e oltre questo termine se c’è un pericolo di vita per la donna o se ci sono gravi malformazioni del feto. La campagna sul referendum in calendario il prossimo 26 settembre è appena iniziata e a scatenare le polemiche sui social è il manifesto affisso sulle strade della Repubblica dal comintato per il no ‘Uno di noi’. "La strumentalizzazione di questo messaggio è totalmente inopportuna e ne prendo completamente le distanze", scrive proprio sui social il segretario di Stato all’Informazione, Teodoro Lonfernini, esponente della Democrazia cristiana sammarinese, il partito che proprio nei giorni scorsi si è schierato per il ‘no’. "Io sono per i momenti referendari e di confronto su temi così delicati e fondamentali per una comunità come la nostra e per tante ragioni – scrive il ministro – sono anche il tutore di determinati principi non negoziabili ma, non con questi mezzucci. Io dico sì alla vita, ma no a questi strumenti".

"Risponderemo a eventuali esposti nelle sedi opportune", dicono dal Comitato contrario augurandosi che le immagini affisse sui cartelloni stimolino un dialogo onesto, dal momento che non è scontato che un bambino con disabilità venga accettato. Il Comitato ‘Uno di noi’ ricorda che il termine anomalia è contenuto nel quesito referendario. "Il 26 settembre non si va a scegliere se consentire o meno l’aborto – scrivono sui social – si va a scegliere se poter avere nove mesi di tempo per farlo in caso di ‘anomalie’. Noi diciamo no". A difesa dei manifesti anche il parroco di Borgo Maggiore, don Marco Scandelli. "Anomalia lo dice il quesito referendario. Non il comitato ‘Uno di noi’", sottolinea sui social dove sono centinaia i messaggi di sammarinesi indignati.

"Credo proprio che ci muoveremo anche nelle sedi opportune – scrive il presidente degli Special Olympics San Marino, Barbara Frisoni – Al di là di ciò che ognuno di noi deciderà di votare, sono schifata e delusa. Quel manifesto è puramente strumentale, di cattivo gusto e butta nel bidone il lavoro che noi facciamo da decenni, perché la nostra mission è proprio fare in modo che persone con disabilità non si sentano né diverse, né persone anomale".

Sono tanti i sammarinesi che chiedono di rimuovere quel manifesto. "Crediamo – sottolinea Unione donne sammarinese promotrice del referendum – che il mondo della disabilità non meriti, nel modo più assoluto, la strumentalizzazione che la nostra controparte sta facendo. Ci sono tanti modi per esprimere il proprio pensiero senza mettere di mezzo immagini di minori, famiglie e slogan che offendono la dignità e l’intelligenza. Ci fermiamo qui". Una questione che a San Marino sembra destinata a far discutere per giorni. Giorni che portano a un referendum che sul Titano è particolarmente sentito. Il piccolo Stato tra Emilia Romagna e Marche è rimasto uno dei pochissimi in Europa nel quale interrompere una gravidanza è reato. L’aborto è ancora totalmente illegale ad Andorra, Malta e Città del Vaticano. Non più a Gibilterra, dove qualche mese fa, proprio via referendum popolare, è stato deciso di renderlo legale. La legge a gennaio scorso è stata inasprita in Polonia dove ora l’aborto è illegale anche in caso di malformazione del feto. In Italia l’aborto è legale da 43 anni.