Rimini, tronchi in mare (Foto PasqualeBove)
Rimini, tronchi in mare (Foto PasqualeBove)

Rimini, 6 novembre 2018 - Le acque dell’Adriatico riminese si stanno riempiendo di tronchi d’albero e rami. Una vera giungla, arrivata sinora al largo della parte nord del territorio. Ma la corrente spinge verso Sud. Una quantità di legname finita in mare – spiegano gli addetti ai lavori – senza precedenti. Che mette a rischio le attività di pesca e diporto. Perché intere foreste stanno invadendo l’Adriatico? Risposta facile: le centinaia di alberi avvistati in questi giorni da pescatori e diportisti sono stati verosimilmente scaricati in mare dal Po e dai grandi fiumi del Nord Italia. Frutto dei disastri ambientali dei giorni scorsi, con milioni di piante rase al suolo dal vento a 180 orari.

«In mare c’era da far legna– attacca Paolo Barberini, pescatore amatoriale –. C’erano le condizioni per pescare molto pesce, invece c’era così tanta legna da rendere difficile la navigazione. La scia di rami, tronchi, plastica e rifiuti di ogni genere si protraeva per alcune miglia, si perdeva a vista d’occhio». Se dovesse cambiare la direzione del vento arriverà sulle nostre spiagge una marea di immondizia.

«Monitoriamo l’andamento – spiegano dalla Capitaneria di Porto –, non possiamo intervenire direttamente con le motovedette per la rimozione dei tronchi». «E il peggio deve ancora arrivare – attacca Gian Carlo Cevoli, presidente della cooperativa Lavoratori del mare di Rimini –. I tronchi arrivano dopo tutte le fiumane, ma questa volta si annunciano più consistenti. I radar dei pescherecci, quando gli alberi sono a pelo d’acqua, non li registrano. Di giorno i pescatori cercano di individuarli a vista, di notte c’è poco da fare. Se sarà il caso limiteremo le uscite di pesca alle ore di luce. Ma il peggio sarà quando affondano: si impigliano nelle reti e le distruggono».

«Inviteremo i diportisti ospiti della darsena a fare molta attenzione», afferma Gianni Sorci, direttore del Marina di Rimini. «In mare ci sono molti tronchi e anche alberi di grandi dimensioni», conferma Daniele Lazzarini della cozzara Arpamada. «Siamo usciti per allenarci e abbiamo incrociato tantissimi rami e tronchi – dice il velista Francesco Pontone –, abbiamo dovuto fare lo slalom». «Gli alberi più grossi sopra l’acqua li rileva il radar di bordo – aggiunge Daniele Grossi, ex armatore e veterano del mare –, ma quelli semisommersi, o quelli che incontri di notte non li vedi. E’ come urtare un’altra barca, c’è il rischio concreto di affondare o fare grosse falle. Bisogna muoversi a velocità ridotta».