Villa Mussolini

Riccione, 1 dicembre 2017 - La Fondazione Carim mette in vendita i suoi gioielli, tra quesrti Villa Mattioli a Rimini e, soprattutto, Villa Mussolini a Riccione. Due tesori di cui la Fondazione è pronta a privarsi, per trovare le risorse che pemettano di continuare le attività sul territorio riminese. A confermarlo è la presidente Linda Gemmani: «Stiamo lavorando per dismettere alcuni immobili e accantonare le risorse necessarie per gli anni a venire. E fra questi immobili c’è anche Villa Mussolini, che la Fondazione Carim ha acquistato nel 1997, data in comodato d’uso al Comune di Riccione». Di più la presidente non vuole aggiungere: «In questo momento non sarebbe opportuno, è prematuro». Ma, visti i vincoli posti dalla Soprintendenza - Villa Mussolini è un bene tutelato - e la destinazione d’uso dell’ex casa delle vacanze del Duce a Riccione, non è affatto da escludere che sia il Comune stesso ad acquistare l’immobile che si affaccia sul lungomare della Perla verde.

E PENSARE che a Riccione c’è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui si voleva addirittura abbattere Villa Mussolini, proprio come si fece nel Dopoguerra con il Kursaal di Rimini. Dopo anni di degrado la storica dimora, eretta nel 1890 e passata alla famiglia Mussolini negli anni Trenta, venne acquistata a fine anni ’90 dalla Fondazione Carim, che poi l’ha affidata in comodato d’uso al Comune di Riccione, che già possedeva il giardino della casa. Villa Mussolini, come noto, dopo i lavori di restauro e recupero è stata riaperta nel 2005, e da allora è utilizzata come sede per mostre, incontri, spettacoli.

ADESSO la svolta. La Fondazione Carim dopo vent’anni è pronta a privarsi della storica dimora, che è stata per anni la casa di vacanze di Benito Mussolini e della sua famiglia. Fu Donna Rachele, la moglie di Mussolini, a mettere gli occhi sulla villa, che venne comprata nel 1934 per la cifra di 163mila lire. Quanto possa valere oggi Villa Mussolini, è difficile da stabilire. Ma è un ‘tesoro’ che Riccione vuole continuare a conservare.

Manuel Spadazzi