Un intervento di soccorso dopo gli allagamenti a Rimini (archivio PasqualeBove)
Un intervento di soccorso dopo gli allagamenti a Rimini (archivio PasqualeBove)

Rimini, 11 novembre 2019 - Effetto Atlantide per la costa adriatica settentrionale? Il rischio è concreto in caso di aumento della temperatura di due gradi entro fine secolo, secondo il Climate Central. Che parla di 300 milioni di persone che nel mondo vivranno in zone a rischio di innalzamento dei mari. Ma la tendenza – secondo l’analisi più recente – è di un incremento di 4 gradi entro i prossimi ottant’anni. Venezia sott’acqua, Adriatico che sommerge il delta del Po e arriva a Rovigo, riviera riminese con l’acqua al ginocchio.

E’ uno scenario catastrofico, rispetto al quale non tutti i climatologi concordano pur confermando la situazione d’allarme rispetto al cambiamento climatico causato principalmente dall’immissione di gas serra nell’atmosfera. Climate Central ha elaborato una mappa interattiva dove si possono osservare i presunti effetti del rialzo del livello del mare.

Le ipotesi sono differenti, +2 o + 4 gradi centigradi, ma tutti inquietanti. L’Italia, con i suoi 8mila chilometri di coste risulta essere una delle nazioni più a rischio. Tra le aree più colpite dall’effetto «alta marea permanente» c’è l’intera fascia adriatica settentrionale, da Monfalcone a Cattolica, che secondo gli scenari più negativi finirebbe sott’acqua per decine di chilometri all’interno, in particolare nel Veneto e nella parte nord dei lidi ravennati. In cattive acque anche parte della Versilia, della costa laziale, della Sardegna e della Puglia.

«A seconda del tipo di proiezione, più o meno negativa – attacca Sandro Nanni, responsabile della sala operativa dell’Arpa dell’Emilia Romagna per i servizi meteo, idrogeologico e climatico – sulla costa emiliano romagnola entro il 2100 il livello medio del mare salirà tra i 30 e i 50 centimetri. Ciò a fronte di un incremento delle temperature medie, sia minime che massime, di oltre due gradi in estate, con notti tropicali sempre più frequenti, e di un grado e mezzo nel resto dell’anno».

«Mezzo metro – prosegue – lo scenario al momento peggiore, di innalzamento marino può sembrare cosa contenuta, ma in realtà anche con soli 30 centimetri in tutta la riviera, da Ravenna a Rimini e per alcuni chilometri nell’entroterra, potrebbe entrare l’acqua».
 

«Da considerare che su quel livello aumentato partirebbero le burrasche - prosegue Nanni – con effetti devastanti. Anche oggi le più pericolose sono quelle che coincidono con l’acqua alta nel nord Adriatico». Oltre al «discorso abitativo», ci sarebbero danni per le colture nelle aree interne: «Ci si troverà a fare i conti con l’acqua salata invece che con l’acqua dolce, il che impoverisce i terreni coltivati, che non sarebbero più produttivi».

«Lavoriamo da tempo per evitare gli scenari più catastrofici – fa eco l’assessore regionale alla Difesa della costa, Paola Gazzolo –. Il 5 agosto la Regione ha dichiarato lo stato di emergenza climatica. Per rigenerare città e verde urbano abbiamo fatto bandi per 100 milioni, investiamo sulle energie rinnovabil e abbiamo approvato il Piano di gestione del rischio alluvioni. Stiamo definendo la procedura per il rischio tsunami, anche se per l’Adriatico è contenuto».