Foto, antichi oggetti e quadri in mostra a Palazzo Roverella, a Rovigo
Foto, antichi oggetti e quadri in mostra a Palazzo Roverella, a Rovigo

Rovigo, 22 marzo 2019 - Dove ritrovare l’Eden? Presso la Spianata dei Cavalleggeri a Livorno, l’ha dipinto Alberto Zampieri in un quadro senza data, come un sogno. Più sintetico, il primo titolo della tela: Giostre. Che è lo stesso della imminente mostra (foto) dove sarà esposta, a Palazzo Roverella di Rovigo: Giostre! Storie, immagini, giochi (da domani al 30 giugno). Chi non vorrà farci un giro? La curatrice Roberta Valtorta è consapevole della più difficile sfida: «Come si comporta l’arte quando il suo oggetto non ne ha bisogno? Perché la giostra “in natura” è già bella, già di per sé richiama immaginari molteplici e suscita ricordi, nostalgie, smarrimenti».

Valuteranno i visitatori l’eventuale contributo delle opere pittoriche di Campigli, o di Balla (emozionante, riconosciamo, il suo Luna Park parigino), o del Carousel di Paolo Ventura, l’italiano apprezzato scenografo della riedizione di Carousel per l’Opera di Chicago. In proposito, c’è peraltro un intervento di Mario Finazzi nel serissimo catalogo. Meno impegnativo, il compito della macchina fotografica. A lei la giostra offre semplicemente «come un fiore, come un frutto, la sua struttura meravigliosamente simmetrica, i suoi colori delicatamente infantili oppure sgargianti che appartengono al mondo delle fiabe e dei cartoni animati, il suo deciso e sorprendente aspetto da congegno meccanico» spiega ancora la curatrice elencando l’ampia selezione degli scatti. Dalle immagini ottocentesche di Celestino Degoix e di Arnoux, alla Parigi primo Novecento di Eugène Atget e dei Frères Seeberger; quindi Henri Cartier Bresson, Mario Cattaneo, Cesare Colombo, Bruce Davidson, Robert Doisneau, Eliot Erwitt....

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Giro gito giro tondo... Chi, artista o no, non ha fotografato una giostra? Divertimento semplice, calamita gente di quartiere, comunità in festa, sorrisi, baci: vedere i neo sposi nel ritratto di Martin Parr. Ma a dirci che, sì, tutto scorre e svanisce, eppure si può lottare contro il tempo, sono le figure umane volanti di Giacomelli, l’unico davvero capace di fermare il movimento, sovrano della giostra. Se inquadrata nell’immobilità, tuttavia, la percepiamo come un’apparizione: «Tutta per me / la giostra di Zampanò tace / e gira con gli occhi di brace / il cavallo di Troia / che alla zingara piace», vien da citare Vinicio Capossela. Non mancano inoltre modellini, carillon, antichi «pezzi» di cavalli di legno, giocattoli, collezionati da bambini e adulti. E ancora, le opere di Izis, Mario Giacomelli, Paolo Monti, Willy Ronis, Lamberto Vitali, David Seymour. Infine, i contemporanei Bruno Barbey, Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, John Batho, René Burri, Stefano Cerio, Raymond Depardon, Luigi Ghirri, Paolo Gioli, Guido Guidi, Jitka Hanzlovà, Guy Le Querrec, Raffaela Mariniello, Bernard Plossu, Pietro Privitera, Francesco Radino, Ferdinando Scianna.

E le autentiche giostre? «Proprio il Polesine – spiega Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo – è da sempre terra di giostre e giostrai. In particolare nel territorio di Bergantino, sono realizzate giostre destinate ai parchi di divertimento e agli spettacoli viaggianti di tutto il mondo». Il distretto d’eccellenza, pronto ad approcciarsi anche ai mercati di Australia, Sud Est Asiatico e Golfo Persico, cerca manodopera specializzata. Perciò, ha fatto benissimo Emilio Vita a introdurre il suo intervento sull’industria dei sogni citando invece P.T. Barnum: «L’arte più nobile è quella di rendere gli altri felici».