Rovigo, 22 aprile 2015 - Francesco Maria è un ragazzone di 16 anni con la passione del calcio e il sorriso spensierato di un adolescente affamato di vita. Ma dietro al suo secondo nome un destino straordinario, quanto doloroso.

A nemmeno un anno di età viene colpito da una terribile malattia che lo riduce quasi a un vegetale. Arriva a pesare pochi chilogrammi perché il suo corpo non riesce più a ricevere il cibo. La madre Elena e il padre Maurizio, medico, lo fanno visitare da tutti i migliori specialisti del Paese, ma per il piccolo il destino pare da subito segnato. Il tempo per Francesco sembra essere rimasto poco. Un giorno però mamma Elena, sente parlare in televisione delle potenzialità miracolose dell’acqua di madre Speranza del Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza. La famiglia decide di partire per chiedere la grazia per il piccolo Francesco, ormai ridotto in fin di vita.

Ed è proprio lì che il bimbo riceve il miracolo. Dopo essere stato bagnato con l’acqua benedetta, Francesco sembra rinascere e la malattia lentamente regredisce, senza una spiegazione scientifica plausibile. Dopo 15 anni Francesco Fossa, è arrivato da Vigevano a Borsea, domenica scorsa, in occasione della titolazione del parco parrocchiale a Madre Speranza, la suora di origine spagnola proclamata beata un anno fa, che don Silvio Baccaro ha avuto il piacere di incontrare più volte negli anni ’70 durante le visite della suora proprio a Rovigo. A Collevalenza si trova il santuario dedicato all’Amore Misericordioso dove Madre Speranza apostola di quest’amore, accoglieva e riceveva più di cento persone al giorno, ascoltandole una alla volta, consolando, consigliando e infondendo speranza.

«E’ stata davvero un’emozione abbracciare Francesco e la sua famiglia – ha raccontato Don Silvio – e soprattutto ascoltare la testimonianza di questi genitori che non si sono mai dimenticati di aver ricevuto la grazia della guarigione del loro primogenito e continuano a vivere portando un messaggio d’amore a tutte le persone che si trovano in difficoltà”. In occasione della omelia, don Silvio ha riaffermato la necessità di diffondere queste storie straordinarie, «affinchè qualcuno ci riscaldi il cuore». «Siamo stanchi di cattive notizie – ha detto il parroco - per questo dobbiamo credere nella forza del bene. E questa straordinaria famiglia ne è un esempio».

Grande la commozione della comunità e dei genitori di Francesco, arrivati a Borsea anche con gli altri due figli. L’ultima nata è Alina Maria, una bellissima bimba adottata due anni fa. Anche il suo destino sembrava segnato da quel parto troppo anticipato che le aveva causato un’emorragia cerebrale. Ma Elena e Maurizio non hanno mai smesso di lottare e di pregare, affidandosi ancora una volta a Madre Speranza. Oggi Alina, nonostante la strada in salita, è una bimba sana e anche lei, nel suo secondo nome racchiude un grazie a Madre Speranza, che della sua devozione alla Madonna e a Gesù aveva fatto una ragione di vita. Nove i bambini malati accolti dai Fossa che hanno deciso di mettere la loro casa e il loro amore a disposizione dei piccoli in difficoltà. «Vogliamo donare tutto il bene che il Signore ci ha dato», ha spiegato mamma Elena durante la messa. Un esempio di fede e di sepranza che arriva là dove anche la Scienza alza le mani al cielo.