Prosecco veneto
Prosecco veneto

Venezia, 2 luglio 2021 - "Ogni tanto ci riprovano, come un vecchio tormentone. Ma il Prosecco ha una sua identità che non può essere assolutamente confusa. E scandaloso che l'Europa consenta di dare corso a simili procedure: non si tratta soltanto di scongiurare la confusione sui mercati ma di salvaguardare un diritto identitario. Stiamo parlando di prodotto che riconosciuto con la massima denominazione, la DOCG, con precise zonazioni. A riguardo vale la pena ricordare che le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono Patrimonio dell'Umanità Unesco; è come se qualcuno andasse ad intaccare la denominazione dello Champagne o altre realtà ben radicate a specifici territori e culture". Sono le parole del presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, alla notizia che delle autorità croate hanno avviato la procedura di riconoscimento della menzione tradizionale "Prosek".

"Di fronte all'Ungheria abbiamo dovuto rinunciare al nome del Tocai, nonostante fosse prodotto anche da noi - prosegue Zaia -. In questo caso non si deve assolutamente cedere sotto il profilo identitario. La difesa non è solo un atto di protezionismo agricolo, economico o commerciale. E una difesa della nostra storia e della nostra identità: il Prosecco non è un vino nato pochi giorni fa; è un vino che si identifica con la nostra storia, i nostri territori, le nostre regioni e l'Italia. I Croati sono nostri vicini di casa e amici, abbiamo ottimi rapporti. Ma ci sono temi sui quali non si può transigere e uno è questo. Bisogna impugnare questo provvedimento a tutti i livelli".

Dietro al successo del Prosecco "ci sono anni di sacrifici dei produttori veneti, che hanno lavorato giorno dopo giorno per farlo diventare un prodotto conosciuto ed amato in tutto il mondo". Pertanto ora "mi auguro che il nostro Governo sappia proteggere uno dei brand più importanti del Made in Italy". Così il presidente di Unioncamere Veneto, Mario Pozza, interviene sulla richiesta avanzata dalle autorità di Zagabria ai servizi della Commissione Ue per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della procedura per il riconoscimento della Menzione tradizionale Prosek. L'Unione europea non dovrebbe consentire "questa operazione che rappresenterebbe un danno economico enorme per il nostro territorio", aggiunge Pozza. E coclude: "Dietro il Prosecco ci sono aziende, lavoratori ed un pezzo di storia del nostro territorio. Questo vino è diventato un brand che ha contribuito ad incrementare la forza del Made in Italy nel mondo. E non va dimenticato che sul territorio c'è un indotto ed una filiera di qualità che contribuisce alla produzione di questo prodotto. Non possiamo permettere che questo patrimonio venga messo in discussione". 

"A pochi giorni dall'anniversario del riconoscimento Unesco per le Colline del Prosecco arriva l'attacco al vino più venduto nel mondo. Bel regalo di compleanno", commenta Coldiretti Veneto che ricorda la data del 7 luglio 2019  come quella legata al brindisi per festeggiare la prestigiosa conquista, appunto l'assegnazione di sito patrimonio dell'umanità. "Una decisione che rischia di indebolire la stessa Ue nei rapporti internazionali e sui negoziati per gli accordi di scambio dove occorre tutelare la denominazione prosecco dai falsi come in Argentina e Australia. Il successo del Prosecco che ha messo a segno un aumento delle bottiglie esportate nel mondo dell'8% nel primo trimestre del 2021 ingolosisce i falsari con imitazioni diffuse in tutti i continenti dal Meer-secco al Kressecco, dal Semisecco e al Consecco, ma è stata smascherata dalla Coldiretti la vendita anche del Whitesecco e del Crisecco". "Non solo - aggiunge Coldiretti Veneto -  le  bollicine più amate nel mondo sono nel mirino di fake news e della creatività commerciale con forme di vendita discutibili come i distributori automatici o il servizio on the road alla spina. Un business quello del falso Made in italy alimentare - conclude la Coldiretti - vale 100 miliardi nel mondo dove 2 prodotti su tre che richiamano all'Italia non hanno in realtà nulla a che vedere con il tessuto produttivo ed occupazionale nazionale".